8 agosto 2025 – Inaugurata la seconda mostra di Xilogenesi, nella Serra di Palazzo Lazzaris a Perarolo di Cadore

Anno: 2025

E dunque: sabato scorso 8 agosto 2025 abbiamo inaugurato la seconda mostra di Xilogenesi a Perarolo, nella Serra del Giardino di Palazzo Lazzaris: che maraviglia.

Qua, nelle foto di Teresa De Toni, vedete, e magari percepite pure, qualcosa del clima e dell’atmosfera straordinari che si son generati in quella serata bellissima assai sensibile, raddolcita da Prometheus Open Food Lab con un gelato xilogenetico* servito al crepuscolo tra le eclettiche strutture ottocentesche del Giuardino.

Son venute quasi ottanta persone: il paese era aperto tutto, una confluenza di storie in moto (non storie inchiodate al passato), legate al legno, e alla socialità della cultura, dei territori, dell’arte, del pensiero e della pratica connettiva, e così via.

Xilogenesi oramai sapete cos’è: un programma intelligente, costruttivo e creativo, che sviluppa reti mentre valorizza la preziosa Xiloteca di Eugenio Trevisan, rigenerandola attraverso il Contemporaneo, che non è un compendio marginale, ma un’integrazione critica, e plastica, funzionale, e un’intenzione intellettuale.

Il paese di Perarolo invece forse non lo conoscete ancora: va conosciuto, siete invitati.
Molte le storie, le radici di terra e d’acqua, di legno, di ferro, di commerci e d’industria, qui eccezionali: i Cidoli e le taje da cui le gran ricchezze cadorine e serenissime; la Regina Margherita di Savoia; la Val Montina e Dubiea; la Chiesa di legno (la Parrocchiale di San Nicolò), detta al Tabià de Legn, al Tabiaron o Tabianon, e le architetture regie; i due fiumi e la frana; una concentrazione di stratificazioni culturali e storiche impressionante e fertilissime, superlimo, che conosciamo a tempo, e che continuiamo ad esplorare: a fondo, per riaffiorarle, espandendole.

Sabato quindi abbiamo aperto la mostra alla Serra, e ieri e oggi è venuta molta gente e altra ne viene, qui è splendido, un brulichio, si parla molto, si incrociano le genti.
I volontari ci coadiuvano: il paese è nella mostra che è nel paese: Grazie ad Alida Serafin e ad Emanuele Maierotti che li han coinvolti insieme e noi, son le colonne, li vedrete ritratti a fil di colonna (Castellavazzo).
Che poi tutte ste genti passanti vanno anche a Casso, dove è aperta la mostra Detriti Frammenti Schegge Brecce, e a Corte di Cadore, dove ferve e freme il nerbo della residenza di Progettoborca, una catena dell’alimentazione culturale, e questa triangolazione tra queste stazioni/campi base nutre ogni cosa e muove il territorio, questo moto di presenza fa le mostre e le persone e gli artisti incrociano in ogni dove, scoprono imparano introiettano e collaborano e restituiscono: in presa reale, e nei processi che si innescano e avviano.

Sabato un’altra triangolazione tematica, natural-culturale, indispensabile, si è concretizzata a Perarolo, Ponteporto, Catubrium: compresenza e intersecazioni; Tre Radici del Legno; il Museo del Cidolo e del Legname (1) ha prolungato la sua apertura, e gli artisti DC hanno potuto visitarlo amichevolmente: grazie Annamaria e tutti i ragazzi di Trame di Storia.

Alle 19.00 Giancarlo ha aperto il Tabiaron, e tutti han potuto visitare la Parrocchiale di Legno (2), introdotti da Elena Maierotti. L’ultima volta che eravamo entrati qui, pochi mesi fa, è stato per salutare Elda Capocasata Burrei, ieri a Dubiea prima Messa di San’Osvaldo senza di lei, sempre con noi. (3): Xilogenesi.

Nell’accogliere la schiera dei convenuti all’inaugurazione, insieme a Gianluca D’Incà levis ha parlato Tommaso Anfodillo, direttore del Centro Studi per l’Ambiente Alpino di San Vito di Cadore, primissimo promotore di Xilogenesi insieme a DC, al Tesaf, all’Università degli Studi di Padova, ai Comuni di Borca e San Vito di Cadore. Ha parlato Gabriele Kratter, giovane rappresentante dell’amministrazione comunale, che ci ha accolti gentilmente e ha una visione, e questo ci muove a sorriso, e vedremo come sviluppare questa relazione bella. Ringraziamo anche l’Assessore Nadia Boni, che ci agevolato nelle scorse settimane, e Christian, che ha fatto lo stesso. Ha parlato Annamaria Canepa, che ci ha introdotto ai luoghi di Margherita e al Museo del Cidolo, che campeggia qui di fronte alla Serra di Palazzo Lazzaris, in questo vividissimo paesaggio storico sussurrato dalle acque, dove i boschi e le crode corniciano alti gli stucchi palazzi.

Finiti i gelati e i vini prometeici, altri saluti al Covo dei Zater, poi tutti partiti per le destinazioni, negli elettrici filamenti notturni e freschi, Xilogenesi va.
Poi andiamo in Carsiè a vedere la vecchia roggia riemersa.

*Gelato di latte e yogurt di capra, infuso con resine di abete rosso e larice variegatura di cenere di abete rosso, confettura di corniole sotto spirito, di Mauro Olivotto.
Gelato realizzato dall’azienda agricola Sanwido di San Vito di Cadore su ricetta realizzata in collaborazione con Ludovica Menardi.

Foto: Teresa De Toni



Xilogenesi a Perarolo di Cadore - Serra giardino di Palazzo Lazzaris - 8/31 Agosto 2025

Inaugura a Perarolo di Cadore nella Serra del giardino di Palazzo Lazzaris la seconda mostra del ciclo Xilogenesi, che rimarrà aperta dall’8 al 31 agosto 2025.
Vi aspettiamo venerdì 8 agosto 2025, alle ore 17.00.
Gli orari della mostra sono: dal venerdì alla domenica di agosto: 10.30-18.30

Vi ricordiamo che gli esemplari originali sono conservati presso il Centro Studi per l'Ambiente Alpino di San Vito di Cadore, per visitare la sede è necessario inviare una mail a info@xilogenesi.net o contattare direttamente la sede.

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Quissotto: le ampie vetrate della Serra del giardino di Palazzo Lazzaris a Perarolo, con il retro della Chiesa parrocchiale di San Nicolò sulla destra. Foto Teresa De Toni / Here: the large windows of the greenhouse in the garden of Palazzo Lazzaris in Perarolo, with the rear of the parish church of San Nicolò on the right. Photo by Teresa De Toni

The second exhibition in the Xilogenesi cycle opens in Perarolo di Cadore in the greenhouse of Palazzo Lazzaris and will remain open from 8 to 31 August 2025.
We look forward to seeing you on Friday 8 August at 5 p.m.
The exhibition opening hours are: Friday to Sunday: 10.30 a.m. to 6.30 p.m.

Please note that the original books are kept at the Centro Studi per l'Ambiente Alpino (Centre for Alpine Environment Studies) in San Vito di Cadore. To visit the centre, please send an email to info@xilogenesi.net or contact the centre directly.

Perarolo di Cadore, la vista dalla Serra. In primo piano al centro il Museo del Cidolo e del Legname, ospitato nella Casa dei Trofei, piccolo palazzo ottocentesco caratterizzato da stucchi di ottima fattura. Qui soggiornò, all'inizio degli anni '80 del XIX secolo, la Regina Margherita di Savoja. Foto Teresa De Toni / Perarolo di Cadore, view from Serra. In the foreground, centre, is the Museum of Woodworking and Timber, housed in the Casa dei Trofei, a small 19th-century building characterised by its exquisite stucco work. Queen Margherita of Savoy stayed here in the early 1880s. Photo by Teresa De Toni.

 


20/22 giugno - Chiusa temporaneamente la mostra Xilogenesi all'ex Stazione di Borca di Cadore

Anno: 2025

Siamo naturalmente vicini alla Comunità di Borca e alle persone di Cancia, che abbracciamo.

Il TESAF, come Dolomiti Contemporanee, agisce nel territorio, e quindi non ne ignora lo stato e le vicissitudini, nel bene e nel male.

La situazione quassù non è ancora a posto, dopo la colata detritica che, la scorsa settimana, ha colpito il paese di Borca.
L’abitato di Cancia è assai prossimo al sito dell’ex Stazione ferroviaria
Anche il sito dell’ex Stazione ora serve alla logistica del ripristino: i mezzi circolano, si lavora a smaltire la frana, la polvere e il fango rappreso offuscano il paesaggio.

Abbiamo deciso dunque di non aprire la mostra Xilogenesi nel prossimo finesettimana.
La terremo chiusa dal 20 al 22 giugno.
Attendiamo si attenuino le polveri, e la tristezza, per riaprire l’esposizione al pubblico.



14 giugno - Inaugurata la prima mostra di Xilogenesi, all'ex Stazione ferroviaria di Borca di Cadore

Anno: 2025

Xilogenesi, il Principio. Inaugurazione della prima mostra, ex Stazione ferroviaria di Borca di Cadore, 14 giugno 2025.

Sabato 14 giugno 2025 si è inaugurata la prima esposizione legata al progetto XILOGENESI.
La mostra è ora allestita e aperta (nei finesettimana fino al 6 luglio, orari nella sezione Le Mostre) nel sito dell’ex Stazione ferroviaria di Borca di Cadore, tra l’edificio principale e la nient’affatto secondaria Bagagliera.

L’8 agosto seconda mostra Regale di Xilogenesi a Perarolo, nella carducciana tana d’amore della Regina Margherita.
Poi dal 26 settembre all’Orto Botanico di Padova.

Sabato dunque, alle 17.00, mentre iniziavamo a spiegare il progetto, il Pelmo s’è accigliato mettendo le barbe grigie poi nere, ha preso a tuonare e a piovere sghembo, e spirava un vento impetuoso, che rimescolava le chiome dell’Acerus pseudoplatanus, ma che bel rinfresco ‘provviso, quassù è così. Poi è venuta giù un poco di Croda Marcora, nel fragore precipite, e tutti han preso a chiamarci e chiederci se stavamo bene. Stiamo benissimo grazie, l’inaugurazione non si è fermata, accanto a noi in quel momento c’era Franco De Bon, Sindaco di San Vito di Cadore, che è corso a verificare la frana, e dopo mezzo’ora è tornato per saggiare le prelibatezze pro(me)teiche – proteina culturale per lo spirito famelico -, imbandite la Lorenzo Barbasetti di Prun e Ludovica Menardi, queste leccornie legnose ve le descriviamo più sotto.

E prima di mangiare s’è parlato appunto, alla Bagagliera, tra due volumi originali della Xiloteca del TESAF (qui solo per poche ore: per vedere questi esemplari, occorre prenotare una visita al Centro Studi per l’Ambiente Alpino di San Vito di Cadore, dove sono conservate: info@xilogenesi.net), e le opere installate, splendide, di David Casini, Giuseppe Vigolo, David Casini. Sono questi i primi tra i nuovi libri d’arte che rilanciano la Xiloteca nel presente, e nel futuro. Insieme alla collezione di disegni realizzati dagli artisti pittori coinvolti da Ariele Bacchetti, che stan tutti radunati dentro e fuori alla teca cirmola allestita da Italo Pradella al Liceo Artistico di Cortina d’Ampezzo (i nomi di tutti gli artisti si trovano qui).
C’erano il Sindaco di Borca, Bortolo Sala, Tommaso Anfodillo, direttore del Centro Studi per l’Ambiente Alpino di San Vito e sensibile aperto intelletto relazionale, la dott.ssa Stefania Sartori, che negli scorsi mesi ha restaurato i libri in legno originali, e una bella e ricca presenza di ecologi e artisti, debitamente frammischiati, in composizione varia e multiforme, che è quel che ci piace per opporsi alle saccenti monocolture umane, ovvero agli specismi professionali schematici e stagni, che si sconfiggono interconnettendo conoscenze e formazioni e funzioni, e se ci pensi è proprio questa una delle anime belle, forse la più importante, di Xilogenesi, e potremmo chiamarla ancora biodiversità culturale.
Xilogenesi è infatti un programma extraordinario, diciamo, e di rete, una rete vasta, che mette insieme molte cose ben fatte e diverse.
Tra queste cose: la prima è la sorgente: la Xiloteca di Eugenio Trevisan, realizzata da questo ingegnoso e preciso e capace artigiano-artista-artiere prima della metà del’800, e sulla quale ancora e di nuovo fervono le ricerche e gli studi, che han ripreso vigore proprio attraverso questo progetto, che ha scosso la collezione, e riattivato alcuni interessi interni a Unipd.
Ringraziamo molto di ciò la dott.ssa Isabella Colpo, direttrice del CAM Centro di Ateneo per i Musei dell’Università degli Studi di Padova, anch’essa presente all’opening. Da mesi la dott.ssa Colpo si muove e muove leve della ricerca, che danno i loro frutti eccome.
Le altre cose belle sono: la Stazione di Borca, che entro la metà del 2026 sarà restaurata.
I nuovi libri d’artista, e le altre opere prodotte per Xilogenesi: presto online su questo website le schede relative ad ogni opera.
Ancora balle: le persone operose, capaci di fare un lavoro qualitativo, e desiderose di far rete con le altre, diverse per competenza, eguali nell’attitudine antireazionaria e interconnetteva.

Nella serata tarda, prima che Paolo mettesse in loop noise la dendrocronologia, Prometheus Open Food Lab ci ha fatto mangiare queste cose, inserendo elementi legnosi nella preparazione dei piatti:

Foglia di nocciolo in tempura, tartare di speck e rapa, resina di pino e amoli verdi.
E lo speck ce l’ha dato un partner, Becher, dallo stabilimento Unterberger di Perarolo di Cadore.

Brisée con polvere di lichene, robiola mista capra-vaccina, capperi e fiori freschi di sambuco.
E le robioline ce le ha date la Ditta Fregona Renzo: grazie Renzo, Monica, Silvia, sempre.

Tortilla messicana, sedano rapa, fagiolini, crema di cipollotto nero e germogli di abete bianco in salamoia.
Abbiamo bevuto: Fondo del Fondo, pinot grigio di Vigne Salse prodotto a Musile di Piave. Birra Dolomiti, grazie Emiliano.

Xilogenesi, il Principio (Premessa di Sistema posposta di Dolomiti Contemporanee).
Quest’Alleanza, Unione d’Organismi a scopo rivalutativo, non è stata avviata, si voglia concedercelo, sulla base di una promessa divina ai patriarchi e ai popoli, diamine, che caos.
La Maledizione Originaria, nel caso nostro, che ci occupiamo di rigenerazione, potrebbe dunque esser detta Maledizione Secondaria, dato che veniamo deliberatamente ad agire in un “dopo” atrofizzato atopico. Potremmo definirla, questa forma di Genesi evolutiva, come un antagonista di: latitanza dell’ingegno ricostruttivo; inattitudine alla creatività immaginativa e strategica e plastica, ovvero letteraria (“letteratura” è, indiscutibilmente, tutto ciò che di meglio e di più concreto l’uomo abbia saputo trasvalutare e animare attraverso gli strumenti dello Spirito); indifferenza verso le pratiche di tutela, cura, reazione, dei potenziali latenti e scomposti e nascosti nei paesaggi destituiti, dispersi o soggiacenti che appaiono come Lacerti, Frammenti, Schegge: di Patrimonio.
Anche se Detrito, Lacerto, Frammento, Breccia e Scheggia, sono parole che vogliamo considerare anche secondo radice atomica riaggregativa, in accezione positiva dunque, e lo vedrete bene nella mostra di Casso (dal 25 luglio: il reinnesto delle parti; la ricostruzione per integrazione; l’eterogeneità come costituzione a radice plurima variabile).
Quel Patrimonio che è (detto) perduto, o abbandonato, o semisepolto, non di rado, e sparso frammentato, nei luoghi privi di un’urbanistica culturale, ovvero desolatamente isolati, rispetto al valore di sé stessi, e rispetto alle possibilità del recupero del loro potenziale inespresso, o deprecabilmente trascurato, o trasformato in una merce (tradito nel valore d’identità), e così via.
A tutto ciò si oppone, necessariamente, un progetto dotato di una radice proiettiva ed evolutiva, ecco la Genesi.
Ricapitoliamo (Haeckel): per ontogenesi (o filogenesi) culturale, intendiamo evoluzione dinamica di un sistema non dimentico, non cristallizzato, non immobile, ovvero non irresponsabile rispetto nel valore di sé stesso (nel caso l’ente in oggetto possieda o costituisca un valore).
Evolvere dunque, che non è fermarsi, ma proseguire, nella ricerca.

Foto: Teresa De Toni


Anno: 2025

Xilogenesi, il Principio. Inaugurazione della prima mostra, ex Stazione ferroviaria di Borca di Cadore, 14 giugno 2025.

Sabato 14 giugno 2025 abbiamo inaugurato la prima esposizione legata al progetto XILOGENESI.
La mostra è ora allestita e aperta (nei finesettimana fino al 6 luglio, orari nella sezione Le Mostre) nel sito dell’ex Stazione ferroviaria di Borca di Cadore, tra l’edificio principale e la nient’affatto secondaria Bagagliera.

L’8 agosto seconda mostra Regale di Xilogenesi a Perarolo, nella carducciana tana d’amore della Regina Margherita, avanti Savoia. Poi dal 26 settembre all’Orto Botanico di Padova (qui Le Mostre: www.xilogenesi.net/le-mostre).

Sabato dunque, alle 17.00, mentre iniziavamo a spiegare il progetto, il Pelmo s’è accigliato mettendo le barbe grigie poi nere, ha preso a tuonare e a piovere sghembo, e spirava un vento petuoso, che rimescolava le chiome dell’Acerus pseudoplatanus, ma che bel rinfresco provviso, qua è così, poi è venuta giù un poco di Croda Marcora, nel fragore precipite, e tutti han preso a chiamarci e chiederci se stavamo bene. Stiamo benissimo grazie, accanto a noi in quel momento c’era Franco De Bon, Sindaco di San Vito di Cadore, che è corso a verificar sta frana, e dopo mezzo’ora è tornato per saggiare le prelibatezze pro(me)teiche – proteina culturale per lo spirito famelico -, imbandite la Lorenzo Barbasetti di Prun e Ludovica Menardi, queste leccornie legnose ve le descriviamo più sotto.
Molta polvere bianca di croda precipitata a infarinare le carrozzerie delle nostre vetture nella pioggia ventata ma avanti.
E prima di mangiare s’è parlato appunto, alla Bagagliera, tra due volumi originali della Xiloteca del TESAF (qui solo per poche ore: per vedere questi esemplari, occorre prenotare una visita al Centro Studi per l’Ambiente Alpino di San Vito di Cadore, dove sono conservate: info@xilogenesi.net), e le opere installate, splendide, di David Casini, Giuseppe Vigolo, David Casini. Sono questi i primi tra i nuovi libri d’arte che rilanciano la Xiloteca nel presente, e nel futuro. Insieme alla collezione di disegni realizzati dagli artisti pittori coinvolti da Ariele Bacchetti, che stan tutti radunati dentro e fuori alla teca cirmola allestita da Italo Pradella al Liceo Artistico di Cortina d’Ampezzo (i nomi di tutti gli artisti qui: www.xilogenesi.net/larte-contemporanea).
C’erano il Sindaco di Borca, Bortolo Sala, Tommaso Anfodillo, direttore del Centro Studi per l’Ambiente Alpino e sensibile aperto intelletto relazionale, la dott.ssa Stefania Sartori, che negli scorsi mesi ha restaurato i libri in legno originali, e una bella e ricca presenza di ecologi e artisti, debitamente frammischiati, in composizione varia e multiforme, che è quel che ci piace per opporsi alle saccenti monocolture umane, ovvero agli specismi professionali schematici e stagni, che si sconfiggono interconnettendo conoscenze e formazioni e funzioni, e se ci pensi è proprio questa una delle anime belle, forse la più importante, di Xilogenesi.
Xilogenesi è infatti un programma extraordinario, diciamo, e di rete, una rete vasta, che mette insieme molte cose ben fatte e diverse.
Tra queste cose: la prima è la sorgente: la Xiloteca di Eugenio Trevisan, realizzata da questo ingegnoso e preciso e capace artigiano-artista-artiere prima della metà del’800, e sulla quale ancora e di nuovo fervono le ricerche e gli studi, che han ripreso vigore proprio attraverso questo progetto (#rediscoveringXiloteca, parafrasando i Fratelli Malutti), che ha scosso la collezione, e riattivato alcuni interessi interni a Unipd. Ringraziamo molto di ciò la dott.ssa Isabella Colpo, direttrice del CAM Centro di Ateneo per i Musei dell’Università degli Studi di Padova, anch’essa presente ieri all’opening. Da mesi la dott.ssa Colpo si muove e muove leve della ricerca, che danno i loro frutti eccome, qui alcune informazioni:
Le altre cose belle sono: la Stazione, che entro la metà del 2026 sarà restaurata, e ci pensiamo e lavoriamo eccome, hai visto ad esempio l’idea scalabile, ne parleremo meglio altrove.
I nuovi libri d’artista, e le altre opere prodotte per Xilogenesi: presto online le schede relative ad ogni opera.
Le persone operose, capaci di fare un lavoro qualitativo, e desiderose di far rete con le altre, diverse per competenza, eguali nell’attitudine antireazionaria e interconnetteva.
Le altre cose continueremo a scriverle su www.filogenesi.net, il sito crescerà, seguendo e documentando il progetto, che è appena partito, e che è dotato di un potenziale di ramificazione radicamento elevatissimo, e che andrà avanti a lungo, altrochenò.
Nella serata tarda, prima che Paolo mettesse in loop noise la dendrocronologia, Prometheus Open Food Lab ci ha fatto mangiare queste cose, inserendo elementi legnosi nella preparazione dei piatti:
Foglia di nocciolo in tempura, tartare di speck e rapa, resina di pino e amoli verdi.
E lo speck ce l’ha dato un partner, Becher, dallo stabilimento Unterberger di Perarolo di Cadore.
Brisée con polvere di lichene, robiola mista capra-vaccina, capperi e fiori freschi di sambuco.
E le robioline ce le ha date la Ditta Fregona Renzo: grazie Renzo, Monica, Silvia, sempre.
Tortilla messicana, sedano rapa, fagiolini, crema di cipollotto nero e germogli di abete bianco in salamoia.
Abbiamo bevuto: Fondo del Fondo, pinot grigio di Vigne Salse prodotto a Musile di Piave. Birra Dolomiti, con noi da anni. Grazie Emiliano.

Xilogenesi, il Principio (Premessa di Sistema posposta).
Quest’Alleanza, Unione d’Organismi a scopo rivalutativo, non è stata avviata, si voglia concedercelo, sulla base di una promessa divina ai patriarchi e ai popoli, diamine, che caos.
La Maledizione Originaria, nel caso nostro, che ci occupiamo di rigenerazione, potrebbe dunque esser detta Maledizione Secondaria, dato che veniamo deliberatamente ad agire in un “dopo” atrofizzato atopico. Potremmo definirla, questa forma di Genesi evolutiva, come un antagonista di: latitanza dell’ingegno ricostruttivo; inattitudine alla creatività immaginativa e strategica e plastica, ovvero letteraria (“letteratura” è, indiscutibilmente, tutto ciò che di meglio e di più concreto l’uomo abbia saputo trasvalutare e animare attraverso gli strumenti dello Spirito); indifferenza verso le pratiche di tutela, cura, reazione, dei potenziali latenti e scomposti e nascosti nei paesaggi destituiti, dispersi o soggiacenti che appaiono come Lacerti, Frammenti, Schegge: di Patrimonio.
Anche se Detrito, Lacerto, Frammento, Breccia e Scheggia, sono parole che vogliamo considerare anche secondo radice atomica riaggregativa, in accezione positiva dunque, e lo vedrete bene nella mostra di Casso (dal 25 luglio: il reinnesto delle parti; la ricostruzione per integrazione; l’eterogeneità come costituzione a radice plurima variabile).
Quel Patrimonio che è (detto) perduto, o abbandonato, o semisepolto, non di rado, e sparso frammentato, nei luoghi privi di un’urbanistica culturale, ovvero desolatamente isolati, rispetto al valore di sé stessi, e rispetto alle possibilità del recupero del loro potenziale inespresso, o deprecabilmente trascurato, o trasformato in una merce (tradito nel valore d’identità), e così via.
A tutto ciò si oppone, necessariamente, un progetto dotato di una radice proiettiva ed evolutiva, ecco la Genesi.
Ricapitoliamo (Haeckel): per ontogenesi (o filogenesi) culturale, intendiamo evoluzione dinamica di un sistema non dimentico, non cristallizzato, non immobile, ovvero non irresponsabile rispetto nel valore di sé stesso (nel caso l’ente in oggetto possieda o costituisca un valore).
Evolvere dunque, che non è fermarsi, ma proseguire, nella ricerca.

Foto: Teresa De Toni



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