Xilogenesi - Il libro
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A giugno 2026 Dolomiti Contemporanee ha pubblicato il libro Xilogenesi – La xiloteca di Eugenio Trevisan dal XIX secolo ad oggi. Una biblioteca di botanica forestale: conservazione e rinnovazione contemporanea, che racconta e illustra il progetto eponimo.
Xilogenesi è un programma nato nel 2024, che ha portato alla riscoperta, al restauro e all’espansione contemporanea della Xiloteca di Eugenio Trevisan, straordinaria collezione di libri oin legno già patrimonio dell’Università degli Studi di Padova, conservata presso il Centro Studi per l’Ambiente Alpino di San Vito di Cadore, sede del Dipartimento Tesaf, con cui DC collabora dal 2018.
Nel 2025, abbiamo realizzato tre mostre su Xilogenesi, e messo online il website dedicato, www.xilogenesi.net.
E quindi, lo scorso giugno, a chiusura della prima fase di ricerca, abbiamo restituito questo grande lavoro nel presente volume, che è stato curato in particolare da Teresa de Toni.
Esso raccoglie una serie di testi introduttivi ed a commento (Tommaso Anfodillo, Gianluca D’Incà Levis, Isabella Colpo, Elena Canadelli, Teresa De Toni, Stefania Sartori, David Casini, Kristian Sturi, Giuseppe Vigolo, Ariele Bacchetti, Lorenzo Barbasetti di Prun).
Caratteristiche del libro:
Fotografie: Teresa De Toni
Layout e art direction: Plissè Studio
Tipografia: Cako (VJ-Type), Roboto
Carta: Gmund Wood Panga Solid/ Gmund Bio Cycle Chlorophyll, Fedrigoni Arena Rough Natural, Cordenons Flora Giglio
Copertina: stampa a secco
pp. 150
Stampato a Milano da Gida s.r.l.
maggio 2026
Il libro, realizzato grazie al Bando Borgni PNNR Borca di Cadore, è particolarmente accurato e prezioso. Esso è disponibile nelle sedi DC, nei giorni grangiulivi, ed esclusivamente a fronte di manifestazioni di interesse e attenzione adeguati, ovvero tali da consentire la realizzazione di altri progetti simili e altrettanto impavidi, per impegno e qualità e rigoglio florito.
Lo metteremo anche online, nella versione italiana e inglese, su issue o qualcosa del genere, prima o poi, forse, credo.
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Dall’introduzione di Tommaso Anfodillo, Dipartimento TESAF e coordinatore del centro Studi per l’Ambiente Alpino di San Vito di Cadore:
Generare futuro dal legno. La xiloteca del Centro Studi tra storia e progetti.
Questo volume raccoglie le attività svolte nell’ambito di un progetto di restauro, di rigenerazione e di promozione culturale di un patrimonio scientifico-didattico rimasto “silente” per oltre mezzo secolo. Mi riferisco alla collezione di libri in legno custoditi presso il Centro Studi per l’Ambiente Alpino dell’Università di Padova, Dip. TESAF, a San Vito di Cadore. In questo Centro, negli anni ’60 del secolo scorso, sono stati collocati 56 esemplari di manufatti in legno simili a libri, ognuno costituito esclusivamente dal legno di una particolare specie. (…) Altrettanto misteriosa rimaneva l’identità dell’autore di una collezione così mirabile. Accanto alla bacheca di vetro si trovava esposto un cartello con la scritta Xiloteca di Pietro Arduino. Nessuno, in realtà, era sicuro che fosse effettivamente opera del fondatore dell’agricoltura sperimentale in Europa, ma l’accuratezza e la bellezza dei manufatti erano tali da rendere quasi spontanea l’associazione con uno dei più grandi studiosi della disciplina, un botanico che tenne corrispondenza perfino con Linneo (Zanetti, 1996). Per oltre 50 anni la xiloteca è rimasta così depositata presso il Centro Studi di San Vito, disturbata solo da qualche rispettosa osservazione. (…) La collezione ha però assunto anche un’altra, importantissima funzione: ha costituito il “seme” generativo di una straordinaria attività creativa di un gruppo di giovani artisti selezionato e coordinato da Dolomiti Contemporanee. Un’attività che ha coinvolto oltre 50 artisti e ha permesso di proiettare la xiloteca nel futuro (…).
Dal saggio di Isabella Colpo, Direttrice del Centro di Ateneo per i direttrice CAM Centro di Ateneo per i Musi Unipd:
Le collezioni del CAM, Centro di Ateneo per i Musei dell’Università di Padova.
(…) Ma c’è di più: in virtù della loro storicità, questi oggetti sono oggi a tutti gli effetti da considerarsi beni culturali ai sensi del Codice dei beni culturali e del paesaggio (D.Lgs. n. 42 del 22 gennaio 2004) e come tali devono sottostare a tutte le prescrizioni a norma di legge, atte a garantirne la migliore conservazione e tutela, ma sono anche meritevoli
di un’attenta valorizzazione al pubblico più vasto. Proprio quest’ultimo aspetto permette di dare nuova funzione e nuovi destinatari alle narrazioni che ciascun oggetto racchiude in sé: rivolgendosi a soggetti altri, il racconto della scienza acquisisce nuovi linguaggi che si moltiplicano e si adattano alla maturità di ogni destinatario, alle differenti sensibilità, alle tante culture, fino a coinvolgere il pubblico stesso nella co-creazione di nuovi valori, in un approccio partecipativo di ri-generazione culturale nel quale le collezioni universitarie (abbandonato definitivamente lo statuto di Gabinetti delle scienze) sono fulcro di un dialogo che ha infinite potenzialità. La raccolta di libri di legno di Eugenio Trevisan è emblematica di questo percorso, che nasce nelle aule dell’insegnamento universitario (o meglio, dalle mani di un abile giardiniere) e ha trovato in questi ultimi anni nuova espressione nel dialogo che Xilogenesi ha saputo instaurare con il presente e le future generazioni. (…)
Dal saggio di Teresa De Toni, fotografa e curatrice:
Xiloteca e Xilogenesi, documentazione e comunicazione del progetto.
(…) Anche il progetto grafico e la comunicazione del progetto si basano su una ricerca iconografica coerente con i temi della botanica e con la rappresentazione scientifica delle specie
vegetali. Tra gli spunti utilizzati vi sono le immagini tratte dal lavoro da Anna Atkins realizzato con la tecnica della cianotipia: British Algae: Cyanotype Impressions (1843) e Cyanotypes of British and Foreign Ferns (1853). Anche la simmetria e la pulizia compositiva di piante e fiori immortalati da Karl Blossfeldt in Urformen der Kunst (1928) sono state utilizzate nella costruzione grafica. Dalla convergenza di questi due linguaggi, il monocromatismo di Anna Atkins e l’impianto compositivo classico di Karl Blossfeldt, si è giunti ad una sintesi formale, concretizzatasi nei tre glifi impiegati per le prime mostre del progetto. (…) Questa sintesi visiva si configura come un processo di condensazione formale che genera un sistema di segni grafici sovrapposti e stratificati, caratterizzati da una forte componente cromatica. Le forme elementari richiamano, per affinità visiva, alcune soluzioni adottate da Henri Matisse nei papiers découpés del libro d’artista Jazz, realizzato fra il 1944 e il 1947. L’insieme dei glifi forma un alfabeto visivo, un sistema coerente, in cui la somiglianza con il carattere fauve dell’opera di Matisse emerge attraverso l’uso di forme sintetiche e colori accesi. (…)
Da uno dei testi in volume di Gianluca D’Incà Levis, allibratore di Dolomiti Contemporanee:
Xilogenesi, l’arte contemporanea come costrutto d’architettura espansiva del bene indagato.
Tra i contributi portati a Xilogenesi da parte di Dolomiti Contemporanee, vi è la selezione degli artisti, grazie ai quali si è potuta aggiornare, aumentare, trasformare, la collezione straordinaria della biblioteca di botanica forestale costituita dalla xiloteca di Eugenio Trevisan, conducendola nel presente e proiettandola nella contemporaneità, ovvero in un tempo presente critico, culturalmente consapevole e responsabile, che allo studio storico e alle azioni volte alla conservazione della collezione stessa accompagna le intuizioni della cura, dell’ingegno e dell’immaginazione rinnovativa proprie dell’arte, che non consiste dunque affatto, per noi, in uno strumento decorativo o palliativo o in un orpello marginale o secondario o in un complemento d’arredo estetico specifico a talvolta criptico, ma, al contrario, in una fase costruttiva ri-strutturante dell’idea e del senso intero della cosa, una fase poietica ed espansiva della ricerca, necessaria, che vuole e sa comunicare il valore della cosa stessa aumentandolo del costrutto di pensiero dell’autore che di volta in volta se ne occupa, e che porta a generare visioni ulteriori, amplificanti,organiche e coesive, che ampliano lo spettro dell’oggetto medesimo el’accrescono, sottraendolo all’isolamento egoico della sua specificità tematica, scientifica e divulgativa (ecologia, studio, didattica), per offrirlo al mondo secondo una prospettiva più ampia e aperta e variegata ed espansiva (red shift) e interdisciplinare. Così pensando e così facendo, la xiloteca si arricchisce di altre interfacce significative, e l’intero progetto di Xilogenesi viene a manifestarsi come un programma vivo, di arricchimento e rigenerazione rinnovativa del nocciolo originario, secondo una visione di eterogeneità integrata, proiettiva, capace di intercettare altre tipologie d’attenzione, di captare
e incontrare altre sensibilità. L’arte contemporanea dunque non è affatto un mero strumento di comunicazione dei contenuti della xiloteca, ma un’area fertile del suo sviluppo aggiornato, un produttore di contenuto, una caldera rimescolante, (…)
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Ultime news
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Sabato 1 agosto – Xilomonsters – Opening Nuovo Spazio di Casso
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Le grafiche xilomonstre audreyticizzate e trifidiche son di teresa de toni
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Xilomonsters
Espansione xilogenetica e mostrificazione del paesaggio
prodìgi e mòniti, legni pensanti, tronchi encefalici
Nuovo Spazio di Casso al Vajont
1 agosto / 31 dicembre 2026
Opening: sabato 1 agosto, ore 17.30
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Mudlamb
performance all’opening
sabato 1 agosto, ore 18.30
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Panorama fotovoltaico
Paolo Dal Pont
proiezione con audio su un muro dello spazio di casso
Ripresa video, audio catturato con pannelli fotovoltaici
Sabato 1 agosto, dalle ore 21.00 più o meno
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Cinema H E D E R A (hey edoardo dovremmo eradicare questo ranuncolo acrobatico)
Giovedì 30 luglio
ore 19.00/22.00
Proiezione rampicanti sulla facciata dello Spazio di Casso
Popcorn con una terribile polverina verde botanica
A suo tempo verificheremo la proiezione meteo della settimana dell’opening; Se sabato piove, e non son meteore, cambiamo data all’ultimo, spostiamo di un giorno; se invece piove sempre la proiezione salta e la recuperiamo poi; ultimi aggiornamenti dal 25 luglio su questo sito e sui canali DC.
Film:
La piccola bottega degli orrori (Little Shop of Horrors), Roger Corman, 1960
L’invasione dei mostri verdi (The Day of the Triffids), Steve Sekely, 1963
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Artisti a Casso: Marta Allegri, Francesco Ardini, Ariele Bacchetti, Michele Bazzana, Oliviero Biagetti, Ludovico Bomben, Cristina Calderoni, Simone Cametti, David Casini, Luca Campestri, Paolo Dal Pont, Lorenzo D’Anella, Riccardo De Luca, Bruno Fantelli, Marina Ferretti, Cristiano Focacci Menchini, Nicola Fraticelli, Sergio Gagliardo, Enej Gala, Riccardo Giacomini, Dimitri Giannina, Silvia Giordani, Andrea Grotto, Anna Marzuttini, Moe Yoshida, Giorgia Martinuzzi, Marco Mastropieri, Sergio Montoneri, Stefano Moras, Alessandro Pagani, Giulia Parisatto, Emma Perona, Chiara Peruch, Elia Peruffo, Silvia Pezzi, Lorenzo Piazza, Anna Poletti, Prometheus Open Food Lab, Angelica Renzi, Denis Riva, Francesco Ronchi, Ivana Sfredda, Alan Silvestri, Emma Soddu, Massimo Stenta, Kristian Sturi, Giulio Tesorati, Giuseppe Vigolo, Andrea Visentini, Nežka Zamar.
Artisti al Centro Studi per l’Ambiente alpino di San Vito di Cadore (opere di Xilogenesi 2025): Ariele Bacchetti, Grazia Bacchetti, Mattia Barbieri, Francesco Battistello, Giulia Maria Belli, David Casini, Jonathan Colombo, Elena De Angeli, Eliane Diur, Greta Fabrizio, Bruno Fantelli, Anna Furlan, Leonardo Furlan, Riccardo Giacomini, Agnese Guido, Sofia Izmailova, Megan Littlewood, Riccardo Lodi, Gabriele Longega, Anna Marzuttini, Marco Mastropieri, Alice Mazzer, Sebastiano Pallavisini, Chiara Peruch, Francesca Pieropan, Beatrice Pistolesi, Francesca Rinaldi, Francesco Ronchi, Bianca Francesca Serafin, Giacomo Silva, Alan Silvestri, Martin Schuster, Kristian Sturi, Tuorlo, Tommaso Viccaro, Giuseppe Vigolo, Sebastiano Zafonte, Rebecca Zen.
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Orari di mostra a Casso:
agosto: aperto dal mercoledì alla domenica,
in orario 10:00/12:30 e 14:30/18:30 – chiuso a ferragosto
settembre: aperto dal mercoledì alla domenica,
in orario 10:00/12:30 e 14:00/18:30
da ottobre a dicembre: aperto quando segnalato, e su appuntamento per gruppi e scuole
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La mostra è parte del programma dei Dolomiti Days 2026, iniziativa promossa dalla Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia, che si realizza in collaborazione con Fondazione Dolomiti Unesco, Magnifica Comunità di Montagna Dolomiti friulane Cavallo e Cansiglio, insieme al Comune di Erto e Casso, e all’interno del programma diffuso connesso, che da quest’anno espande dc nei comuni di claut e forni di sopra.
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Espansione xilogenetica e mostrificazione del paesaggio – prodigi e moniti, legni pensanti, tronchi encefalici
Quest’altra monstra è construita su due nuclei tematici principali.
1) Xilogenesi; 2) la mostrificazione del paesaggio.
Il primo tema ci porta all’interno di un progetto esemplare, condotto con l’obiettivo di valorizzare e accrescere uno specifico oggetto significativo della storia e della cultura alpina, nello specifico, connesso alla foresta e al suo studio.
Il secondo invece è un tema critico, che cavalchiamo da molti tempo senza farne mai un hobbyhorse (Sterne), indispensabile e utile anche a mitigare la bontà del primo, per non concedere a nessuno l’impressione, illusoria e fallace, che i buoni casi siano sufficienti a difendere il cosiddetto, predabilisssimo patrimonio, nella sua dislocazione generale, ovvero nella sua rappresentazione terrestre, da parte dell’uomo stesso, che è un santo, un cercatore, un catturatore e lucidatore di universali, un artista, uno scienziato, un educatore, certo: quando non si manifesta invece come un ignorante proditorio, un ladro, un deturpatore, un depauperatore.
In alcuni casi ed opere qui, i due nuclei tematici si toccano, dando luogo, come placche tettoniche, a sormonti e subduzioni, modellando ibridazioni sorprendenti, monde d’ingenuità, monstruose, con ciò intendendo non paghe, non ordinarie, poste ad un’altra scala (del valore), speciali quindi, certamente, come ogni pensiero bene architettato che erode certezza, e sensazionale, senza spettacolosità.
Ogni mostra (dc) è dunque un’arena, popolata di mostri terribili e spaventosi, ovvero salvi dalla ripetitiva propagazione del nulla, dell’abiezione accidiosa e nullificante, vivaddio, finalmente. Se non ti va c’è macarena.
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La Xiloteca di Eugenio Trevisan e il programma di Xilogenesi
Nel 2025 abbiamo lanciato un progetto di ricerca, valorizzazione e implementazione della Xiloteca di Eugenio Trevisan, straordinaria biblioteca di botanica forestale già Patrimonio dell’Università degli Studi di Padova, conservata presso il Centro Studi per l’Ambiente Alpino Lucio Susmel di San Vito di Cadore, sede del Dipartimento Territorio e Sistemi agro-forestali Tesaf, con il quale collaboriamo dal 2018.
Il programma di Xilogenesi (www.xilogenesi.net) è incentrato sulla volontà/necessità della riscoperta di questa ragguardevole collezione, attraverso una visione orientata sì alla sua tutela, ma – pensiero e pratica DC – non esclusivamente attraverso gli strumenti della conservazione, pure essenziali, e che però non sempre bastano ad accrescere e comunicare adeguatamente il valore del bene, perseguendo lo sviluppo del suo potenziale, che è amplissimo, e non va prigionato, strozzato, arginato.
I libri in legno del XIX secolo sono stati restaurati.
Uno slancio rinnovativo crea con gli esemplari preservati una serie di legami organici ulteriori (mica scontato; cercare l’ulteriore è un’attitudine propria della, necessaria, insoddisfazione > voracità intellettuale), aggiornando la raccolta e aumentandola, proiettandola in un presente responsabilmente trasformativo. Questo dialogo viene affidato all’arte, attraverso la capacità di visione connettiva, di studio e di reimmaginazione propria del contemporaneo (mica scontata: per adottare il contemporaneo quale strumento della rinnovazione non bisogna esser seduti, nemmeno sulla poltrona del sapere tra gli alari della storia).
Lo scorso anno, quarantaquattro artisti hanno portato il proprio contributo, realizzando una serie di libri e una raccolta di disegni su carta, presentati in un teca-arca in cirmolo.
Con questi lavori si è costruito il primo trittico espositivo di Xilogenesi.
Le opere fan parte di un percorso di ricerca articolato, che, nelle prime fasi, ha condotto ad una serie di scoperte storiche e scientifiche rilevanti sulla Xiloteca di Trevisan ad opera del CAM Centro di Ateneo per i Musei dell’Università di Padova, altro soggetto fondamentale nell’economia di questo progetto e della rete, eterogenea e qualitativa, che lo sostiene saldamente, rete fatta da una serie di persone determinate e capaci, che spingono tutto, ruotando gli occhi attenti in ogni direzione, torretta snodata 360, non corazzata ma: assai bene articolata.
Nel caso dei disegni, nel 2025 abbiamo vincolato la produzione artistica ad uno standard di misura, chiedendo agli artisti di realizzarli in formato A4.
Per quanto riguarda le installazioni invece, pur non avendo posto condizioni di sorta, lasciando loro piena libertà di immaginare il proprio costrutto tematico e plastico a partire dai temi forestali, è accaduto che gli autori abbiano deciso tutti, autonomamente, di realizzare dei libri d’artista, impiegando i materiali più diversi (legno, metalli, ceramica, cemento, etc.), su formati perlopiù simili a quello degli esemplari originali della xiloteca (i libri in legno misurano 19×12.5×3.5 cm).
Giulia Maria Belli, Quercus robus, monotipo e olio su carta, 2025 (Xilogenesi).
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Ora invece, nella seconda fase, che si manifesta in/da questa mostra collettiva a Casso e quindi, progressivamente, in quelle che abbiamo chiamato le sue espansioni territoriali, abbiamo liberato completamente i formati, aprendo ulteriormente lo spazio xilogenetico, nella misura fisica e tematica, ovvero mentale e nel paesaggio.
[cominciamo infatti e già lo vedi a cambiar registro dialettico, si va verso l’esplosione, la fusione del campione, una nuova dimensione, potenziamo ‘sto lampione – ancora, quando si scolpisce plasticamente la realtà in sogno d’ingegno – Ai Confini della Realtà ed oltre il suo verso prosaico – ecco che reintroduciamo i temi secondi, trattandoli, ancora, attentamente come i primi, sapendo e ridendo, di differenze e convergenze].
Abbiamo voluto abbandonare, espressamente, ogni vincolo-parametro, per proiettare i temi della collezione, attraverso altri medium, in altre direzioni, che sono proposte d’interpretazione, un progetto di piantumazione estetica, volto alla creazione di un Bosco-Giardino delle Delizie e delle Nequizie.
Senza le altre direzioni, rimarremmo sempre nel conforto dello spazio noto, ma allora a cosa servirebbero lo spirito palpitante d’incertezza, l’inquietudine poietica, la sensazione del vento nelle nari, che, con tutte le insofferenze e sensazioni e cogitazioni contrautomatiche, pervadono e determinano la ricerca e le riconfigurazioni del senso delle cose nei rapporti con altre conoscenze, pensieri, idee, visioni, culture, forme?
Molto lavoro è stato fatto sin qui, e questo lavoro, lo ripetiamo, non ha in alcuna misura esaurito il potenziale d’attrazione, di studio, d’interpretazione, d’interazione artistica, della Xiloteca di Eugenio Trevisan. Tutto questo lavoro, così ben fatto, anche nel libro assai accurato che a giugno 2026 abbiamo pubblicato, non è che un inizio, e un parziale sviluppo. Tutto ciò va portato avanti, se non si è stanchi, no non si è stanchi.
Ecco dunque che qui viene prodotta, e presentata, una serie nuova d’opere, diverse delle quali realizzate per l’occasione, altre selezionate per la loro coerenza con i temi proposti in mostra.
Vengono e verranno i quadri, gli arazzi, i video ed i film rampicanti, gli affreschi murali, le esplorazioni e le collaborazioni, territoriali ed internazionali, ad incrociare e intrecciare e ibridare paesaggi, umani e culturali, tematici e universali, nei racconti e nei teatri dell’uomo, che possono esser due cose: arene o luoghi dello spettacolo, dai secondi ci guardiamo.
Molte di queste opere vengono accolte nello Spazio di Casso, altre entrano in risonanza con esso a partire da altri ambiti e contesti, che le accolgono o le generano, ampliando la geografia penetrativa del programma, che si diffonde e va, come sempre in DC, toccando altri luoghi significativi sui quali intendiamo riflettere, riflettiamo.
In tal modo, Xilogenesi non rimane solamente un tema di mostra, non viene concentrato ed in qualche modo dunque perimetrato e confinato a Casso, divenendo invece l’anima tematizzante di un vitale nucleo esplorativo, che conduce i temi nel paesaggio-territorio o li deriva da esso, così costruendo una dinamica biunivoca di flusso, al tempo stesso concentrativa e diffusiva, che consente di leggere il percorso curatoriale, figlio di una visione intellettuale strutturalmente connettiva, come un metodo estroverso, espansivo, una tecnica ragionata delle aperture, degli inneschi e degli innesti, dell’irrigazione più che delle potature (ma servono anche quelle: peste colga la siepe in cagnetto e le micidiali modellazioni del verde a sensibilità d’estetica shampistica o improntate all’iperkitsch del ready-made folkloristico lunaparkizzato proprio della cialtroneria rusticana negli anni del declino – The Autumn Years/Der Untergang des Abendlandes, che è un pasto smodato frullato nel secchio senza l’apocatastatico finale della pasticca esplosiva pythonesca sbrattabudella – Final Insane > Lightning Bolt > Dracula Mountain), e così via.
Il modo d’intendere e interpretare il tema (verso, proiezione, intenzione, attenzione, selezione, connessione) lo rende parte d’un metodo, senza mai con ciò espropriarlo della propria piena essenziale autonomia, che però
[costituito com’è da un nocciolo esemplare, proprio perchè costituzionalmente dialettico ed interdisciplinare e vocato alla formazione di coscienza in relazione a contesto, ed anche per la qualità con cui esso stesso è stato affrontato e svolto, nella costruzione della collezione come nella sua solerte riossigenazione contemporanea]
si presta eccome a incapsulare i temi generosi dello sconfinamento, della ricerca delle radici di contatto, della rideterminazione spaziale, del dialogo e della lievitazione, e così via.
Insomma, alcune opere, temi, collezioni, sistemi e dispositivi della formazione, ben tagliati ma non rigidi, possiedono la facoltà intrinseca di condizionare e influenzare e modificare altre parti di realtà, laddove si decida di non limitarsi a contemplar proni la beltà della raccolta, così pigramente anchilosandola, e la si impieghi come soggetto e non come oggetto, come strumento (amplificante, conoscitivo) e non come spettacolo (fruizione passiva di prodotto confezionato, batter le mani gli è quasi reato), per porre relazioni di senso extraspaziali, ultramuseali, antistatiche, iperboliche, antischematiche, psicocognitive, evolutive, costruttive, creative, innervate, accurate, focalizzanti, ulteriorizzanti, trascendenti, danzanti, luminanti, e così via.
Questa politica o intenzione pluriversa, che accende e intensifica temi e significanti facendone metodo e culmine, senza spersonalizzare né disperdere la densità del significato e del segno, procede in ogni direzione, dalla fonte alla critica ma anche dalla critica alla fonte, generando così un ponte isotropo che non è un arcobaleno, ma una via intralpaesaggio traversolterritorio, una via del senso coltivato, il che prevede un viaggio attrezzato, o perlomeno la disponibilità a muovere infiltrare lo spazio, muoversi screzianti con creanza nello spazio, rifiutare la comodità fissa dell’unico punto emanativo, porta bene le ghette se non vuoi serbrare corrivo.
Ecco perché questa exposizione è aperta, prurima, binata, sin dall’inizio e non sol dalla fine.
Le protrusioni son circolari, ecco i tesi archi antivernacolari.
Ecco perché non presentiamo gli esemplari della Xiloteca di Eugenio Trevisan in questa mostra nella sede di Casso, ma vi invitiamo ad andarli a scoprire nel Centro binato, che è in luogo della loro conservazione, cura e miccia di rivalutazione, ovvero al Centro Studi per l’Ambiente Alpino Lucio Susmel di San Vito di Cadore, che è a 44 km da Casso, buon viaggio nelle Dolomiti, occhi ai turisti che son termiti, in realtà il viaggio è l’attraversamento dello spazio montano, che è il tema, abbiamo detto, e lo strumento, per come lo imbracciamo.
Spostarsi da un posto all’altro, se non si tratta di una villeggiatura ma di uno spostamento motivato rispetto a temi della ricerca e dell’impellenza, è importante almeno quanto lo stare fermi, e questo è un contegno proprio dei probi riflettenti anticabaret (Beckett, Bernhard, Walser).
Inalare, pensare, macinare, elaborare lo Spazio.
Verificarne le adesioni e i distanziamenti, le crepe e le inieizioni sensibili e gli straripamenti di lava linfa ed altri sieri verdastri transvitali brillanti alla notte orientati all’attorno, così sopporti e trasporti anche il giorno.
Rispetto a quel che abbiamo detto poc’anzi, quando con un ritmo di pressa ripetiamo le parole e le espressioni non è perché ne siamo a corto, ma per ribadire, insistere, concentrare, correlare, cementare, che equivale a non sprecare, cioè a ben dire, e forse, a qualcosa sì centrare, senza l’ossessione che è un pitale (quella triviale).
Rispetto a quello, facciamo notare che, non per caso, due periodi o tre quassopra, a proposito del valore tuttotondo di Xiloteca e Xilogenesi abbiamo parlato di diffondere connettere (le radici multiple che si ritrovano riconoscono meglio gli altrove, psichici, territoriali, culturali, spirituali, di paesaggio).
Allo-stesso-modo, quest’anno abbiamo lanciato un programma d’azione che tange ed incalza, scruta e riscava, i potenziali sopiti e i lembi inesausti di patrimonio latente sottotraccia o esemplare, di alcuni Comuni dolomitici che con noi voglion collaborare, e che sono Forni di Sopra e Claut, in questa fase, poi altri ne verranno. Questo programma si chiama Diffuso Connesso, Le sue iniziali son le nostre, DC, non perché teniamo noi vanamente o vanitosamente ad obliterar talune parole, ma perché anche qui le vogliamo correlare e legare, le parole e le lettere, come gli spazi ai potenziali, come i siti perduti agli usi non sciocchi mercè le idee concrete, gli immaginari ai reali, i generali ai particolari, e così via.
E, infin dei conti e al loro inizio (dei conti s’intende), che è lo stesso se non sei geometra o scoliasta, contabile o canasta, questa non è che la nostra radice prima: aprire scavare e riarmare, tutti gli altri vanno al mare.
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Mostro, monstrum, le mostre, le accezioni della Mostrificazione, alcune Sante, altre Sassine.
Diciamo innanzitutto e come sempre, e preghiamo addirittura e pretendiamo anzi che ciò non accada più, mai più, ma invece accade sempre, ad ogni minuto
[da qui, ecco la necessità della roncola-critica; ecco la necessità gravosa per il buono di farsi intragico mostro svendicatore: la realtà depotenziata – indifferenza e stolidità dell’uomo scentrato distratto schiantato – comporta e pone un’insussistenza/irrealtà dei valori, in ciò facendosi temibilissima arma abdicatrice distruttiva nichilizzatrice, ovvero vettore di desolazione e d’aborto]
, e tu vedi spesso certi squallidi parassiti della mediocrità sistemica pervasiva depressiva infestante, schifosi mostri ablatori divoratori, profittarne voracemente, sbavando paesaggio; diciamo e preghiamo dunque, che non accada più, a chi decide d’esistere,
[purtroppo venir generati non basta, questa notazione vale solo per i pigri, che s’illudono d’esserci, forse come in un perfido sogno guermantesco: occorre infatti determinarsi nelle posizioni e nelle scelte; è quest’atto di presa di posizione critico, in realtà, che fa nascere un uomo, mica il parto, con cui ci si è limitati a gettarlo in pasto al mondo mostruoso e cattivo, o a coprire il buono del mondo con una schiuma di mostruosa banalità, che vive, certo: come un’alga a carena]
che non accada mai più d’esser sempliciotti, distratti, disattenti, banali, schematici, generalisti, proverbisti, qualcunquisti, ed in ciò per l’appunto mostrificanti il reale, nell’odioso verso del suo deprecato impoverimento, mentre al contrario è essenziale stare attenti a che certi termini e espressioni-trappola, adunchi virus perversamente spacciati per rotonde capsule prottettivi, travisati travestiti-abusati – eccone alcuni: semplice, cheto, silente, umile, rispettoso – non siano mal portati, non alloggino le tetra pigrizie e le incresciose indolenze increative più che le autentiche buone qualità del carattere e dell’equilibrio insieme alle imprescindibili volontà di verità, di correttezza, di schiettezza, di protezione, e così via, e tuttavia questo è proprio ciò che accade di continuo, l’abbiamo detto, eccome se accade, anche a causa di altri moventi oltre a quelli strutturali primi, costituiti dalla dabbenaggine, dalle sottodotazioni di sistema, haimè, dalla sfrontatezza dell’incuria, dall’intollerabile clinica piattezza arrogante del menefreghismo, dall’opportunismo che è una misera irricevibile patologia scragnesca, dalla pervicacia del potere che traverso i nonnulla, dolosi e dolorosi, governa gli insipienti colposi – circonvenzione di grettezza – e tra questi pessimi moventi ulteriori vi è anche, nascosta quanto evidente – questa merdosa malattia è di certo degna di nota – la gelosia del rinnovamento (che non di rado coincide con l’ansia pel contemporaneo), rinnovamento che, per chi è fermo, vuole star fermo, non sa che star fermo, vien tenuto inchiodato fermo, chiodi alle mani e alle tempie, diventa un gran tormento e terribile, nell’accezione negativa con cui viene abitualmente intesa questa parola che invece è ricca di altri significati, che ci interessano assai più di quelli, perché aprono alla differenza e alla scala travalicatrice; questa gelosia arpia che si pone come barriera insuperabile, generatore di livori fuoriscala, di vendette vigliacchesche, di polemiche sbavanti, di squalificazioni violente e aberranti.
Talvolta è da qui, proprio e anche a partire da questo ganglio nevralgico esposto come una frattura accapigliante, le cui spezze bianchesplose dei tronchi monchi non scorgiamo, perchè coperte di muschio e d’amorfe viscide alghe selvareche paludanti in corredo barocco (swamp thing), è qui, che par compiersi la battaglia tra il vecchio e il nuovo, tra il rispetto conservativo e la trasformazione distruttiva cosiddetti, ed è sempre sciocco, ovviamente, contrapporre in modo manicheo senza chiarire i modi del fare nell’esserci, ma questa gelosia ancora, in certi meandri della psicologia difensiva incognitiva, non è mica il campo d’una riflessione, e invece nient’altro che una piccola vergognosa paura annidata, simile e peggiore di quella che il bimbo o l’atrofizzato han per il mostro nel cesto connato (basket case), perché disincarnata dall’immagine e quindi più pura e assoluta nella sua digrignante negazione, un autentico intollerante orrore reazionario per la rivoluzione (che è la ricerca d’altro, la spinta e l’amore), quindi esta (falsa) battaglia protezionistica non può essere pubblica nè culturale, come peraltro quasi mai aspira ad essere, desolatamente povera come viene a trovarsi d’essere, ma una irrisolta, privata, bottarciniana posizione esistenziale e psicologica pregiudiziale della vigliaccheria sottesa, l’osceno nervo vitale di un appetito esiziale che muore l’attorno.
Questo sistema della tigna ci è nemico: esso aborre qualsiasi tentativo d’ordine ri-creativo ovvero rigeneratore, peventa i riscatti (del senso, dell’uomo) e le palingenesi e i rivolgimenti, che sono invece alla base e la carne delle interpretazioni rinnovative, che spesso giungono portate dal fuoco in favilla e dai suoi rami avvampanti che calcano i reticoli intersinaptici nel pensiero e nell’arte, queste faville che in queste calde notti di giugno (ora è giugno) si confondono frammischiano con le lucciole orbe per la luce, il buio trapunto ad emettere fasci baleni, come la grande lumaca astrale che procede in lenta spupecafente brillanza d’eruzione in esplosione, cristallizzando in solido i grani rifrangenti di bava ed aspergendone lo spazio tutto fresco creato in tenui grandiosi archi galattici coi fulgidi frammenti d’epifragma ‘cicanti, tutto è intermittante e una pompa suggente, la luce di centinaia di occhi, scie bioluminescenti entrano nel nostro cranio aperto arandolo e vellicandolo dolcemente, una brezza elettrica ci pettina i lobi ipervascoli, le stelle carteggiano il mare dei pensieri ebollienti, flettono le gambe sotto al peso del nero paesaggio presagio, dei famelici ghiri gimelici abbiamo già detto altrove, siamo salvi dentro al lago e nel caorame giù dai piani eterni, fresco affogo nel candore e si va, precisamente qui, che è l’ovunque cercato e scelto d’altrove.
Tornando all’ordine, per un attimo sempre, la Mortificazione del Paesaggio è uno dei temi cardine di Dolomiti Contemporanee, dal 2011, per una Montagna che non sia una Scragna, e invece piuttosto splosiva ruttiva e fumante, ovvero un’opzione critica di autoanalisi costruttiva e strutturante che rifiuta l’insulso prevaricante, presente e reagente dunque, non una sassaia svenduta alla massa-ia, ma un attizzatoio che rilascia getti di plasma antingoio: ecco le formazioni, lo studio e la guerra, la fiamma del drago e il soffio atomico di fiato nucleare (Atomic Breath), a pensare, proteggere, insorgere, tuonare, stigmatizzare, rinsfottere, igienizzare, rimboccare coperte di cielo (Ko), porre e proporre, riprendere, riaccendere, trasformare.
Far morto un contesto, distruggerlo e ridicolizzarlo a favore dell’intrattenimento dell’uomo-locusta, la mortificazione del paesaggio, in prima analisi, non è che la morte dell’uomo stesso, o perlomeno dell’uomo giusto, quello spinto a orientarsi correttamente, attraverso la ricerca e fronteggiando l’esserci e la morte e la festa e la natura e le altre cose degne in modo degno, e questo è l’unico uomo che c’interessa, perché è opposto, si oppone, clangor di battaglia gran tenzone, elevando un’intenzione contro alla stagnanza deteriore, e così sia, siamo troppi sulla terra, i modelli son banali, vendi tutto ai porci cani.
Ma se ci solleviamo procelleschi è perché siam cavallereschi, gonfiamo il torace nel cranio la brace, e sviluppiamo un rovello esteso di masse reagenti, che sarebbe a dir per l’appunto la critica applicata alla croda come una tutela procurata e tesa al manico della manera, rifiutando le visioni miasmatiche da diporto, allora forse il Patrimonio non crepa più in deprimente paradosso come un pieno nel vuoto, e sta parola puoi forse persino ricominciare ad adoperarla senza abusarla e così via.
La mostrificazione del paesaggio e della montagna e del patrimonio son la sua desolante destituzione, prostituzione, reificazione, e non lo si vuole, non lo si consente.
D’altro canto e si sa, anche la sua mera conservazione, protezione, difesa, eleva alle volte degli argini bassi, ottusi, illusori, insufficienti, disperati, o mal recepiti, nel clima generale di trivio e di sdegno disperato, e mai dunque applicati.
Il Paesaggio, in particolare quello della Montagna assediata, assordata, svenduta, trafficata, ridotta a un merdaio intasato sporco e guasto, è il nostro tema di vita (la viviamo e scaliamo), tutela e proiezione.
Di esso c’indigna la gestione e la fruizione, quando queste, non di rado, vengono affidate agli amministratori poveri e inadatti, quelli incapaci di visione e privi di doti nel testone, questi ingordi regnanti capziosi arroganti, e ai loro fruitori ignoranti, malformati, quelli che la traversano incuranti, la Montagna, dicendola bella soprappensiero con un dito piantato nel naso umido, e facendola a pezzi, senza scorgerla né scoltarla senza capirne l’incanto (che è tale se le stan distante), e intasandola di un’ilota presenza invasiva, almeno la zecca non s’atteggia a diva – e sa dove sta, ti mangia da là.
da Little Shop of Horrors, Frank Oz, 1986 – oz lo trovi attore in un cameo di An American Werewolf in London, Landis 1981, e, come doppiatore, è la voce di yoda in Star Wars, fanculo.
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Esempi a caterve, una noia elencarli, bisogna impugnarli, scoccare sti dardi veleniferi, preservativi.
Rumori molesti, le grida nei piani tra malghe e forcelle, tornanti rombanti, le moto arroganti, quei peti dal culo dei mezzi guidati da nani assordanti, sporcizie pei boschi, ometti a milioni sentieri cialtroni: da lì vengono visioni d’igiene celeste, rosso-celeste per la verità (giustizia fantastica ad orologeria): un Gracchio Pensante Gigante (a causa di una mutazione genetica causata dall’eccessiva ingestione di pastin e polenta lasciato per fretta compulsa dalle schiere scomposte dei turisti-flogisti ai rifugi-latrina, e grazie all’aria sottile che penetra il suo ventre scurrile, ecco che accade ad esso animale alato imperiale, che ama il tormento nel giuoco predatorio, e questa è una caratteristica assai peculiare e sorprendente e spaventosa, di venire a svilupparsi in guisa e misura d’intelligenza, rabegolino, cosicchè le sue cellule encefaliche, fortificate dalle pietre poco arate nelle teste galivate, si moltiplicano e affamano a dismisura, ma l’unica cosa che lo può nutrire è dell’altra, alta, sensibile intelligenza cristallizzante, sì rara a queste quote, un tragico fato s’annida di lato, ed è così che il poderoso uccel-predatore-cervello rischia ogn’istante un destino d’estinzione prometeica, ecco l’acume in regressione continua e scomparvimento montano, stiamo dicendo) si slancia dall’alto e artiglia due pullman del finsettimana, gonfi di gonzi grassi in ciabatte, li porta nel nido di cima (cima di cui i gonzi mai conosceranno il nome, non se ne interessano, son pieni d’altro, ma soprattutto vuoti, d’idee e creanza, come otri al deserto, vacanza suina, geografia leporina), i piccoli si dibattono eccitati e sbranano e con gl’adunchi beccacci scarnificano furiosi i corpi dei boriosi: ma ecco che subito muoiono, per un’indigestione d’imbecillità.
Canto notturno di uno sgraziato predone predato errante dell’Alpe. Che cosa è la vita – domandiamo retoricamente in questa nostra mostrusa operetta morale – d’un povero turista ingravato, per l’esistere e per i luoghi menato, d’un lurido ascesso stremato, passante distratto mai nato? Il viaggio di uno zoppo e infermo che con un gravissimo carico in sul dosso per montagne ertissime … non sa dov’è, monstruosa la sua presenza d’assenza, la noia ci sgomenta le bale, questo essere brutto e inspeciale perchè vuole esser larvale, va abbattuto (dialetticamente) ed in questo non c’è lutto.
Altra parodia vendicatoria dal mostruoso montano, che scherza e ti brucia: dal laghetto celeste specchiato vien fuori con larghi cerchi d’onda un Vibrante Castoro Assassino lungo dieci pertiche, gli incisivi a sciabola abbattono e smanzicano un’intera foresta conifera arcaica, sui cui fusti un Presidente Ingellato nel Niente stempiato ha aggrappato, come Edera Olimpica Tragicotante Imbriaca, una selva miriade di stanze opulente di vetro brunito, per issarvi i viziati turisti sperienziali culoni, una boccia spumante al tramonto, e cagar poi giù dentro a quel tronco dal bivacco da scena (sulle comiche scenografie bivacche diremo presto delle cose, dato che questo spazio minimo della resistenza e dell’attacco, attacco alla cima di chi scala – ma chi progetta spesso non sa scalare l’oggetto, ed è solo un ambiziosetto in parapetto, ma certo, ne abbiamo anche per loro, mellifui impostori che fan le infrastrutture belle che non servono a un cazzo – e questa è un’altra delle accezioni negative di mostruoso – questo spazio dicevamo è ora al centro di un grande chiacchiericcio ora, nel quale si alternan le voci sonnolente e i nitriti bassi degli scandalizzzati ippo-caisti dalle meningi di pietra, per immobile coerenza, mairinnovativi solconservativi, con i fischi acuti rancidi dei falchi da esposizione, che costruiscono altre serie di bivacchi-casetta aleatori di cristallo spettacolari – sinonimo di incruciali – per la generica montagna che non c’è, trasformando gli interni necessari nelle vetrine pei panorami, come alla fiera, cosicchè non hai più né mensole né stipi, e che cosa ci stai a far lì dentro, dove sistemi l’attrezzatura, guardi fuori o ti fai guardar dentro alla Biennale, mona?) – gli scarichi infatti non son stati progettati, e il freddo in quota muove i visceri sotto ai tessuti pregiati; Il Castoro par ridere sguainato, trema il colle pel suo fiato, mentre trita i cristalli e li sputa sul prato (su di un vecchio tremante che si crede elegante nei grigi curati, ci ha una zampa sì enfia Ma-La-Gotta lo scuote non fa che ripetere parole sì vuote; i turisti superstiti raccattano al volo argenti e calici e discendono inabili i canali di feci, sciandoci sopra malamente, poi vanno al rifugio a ballare, una bella festaccia After Death. D’altro canto, al Villaggio, il Ghiro Guercio Ansimante Magistretto mica ha il culo stretto.
(qua c’è un razzo su lucciole e larve cannibali, se lo ritroviamo)
A questo punto però non si sa più di che diamine di mostri stiamo parlando, nevvero? e che cosa siano mai questi concetti paurosi (o protettivi?) e a chi o a che cosa essi vadano attribuiti, o cosa sia davvero ed in che modo mostruoso e terribile e spaventoso ad esempio, spieghiamo ancora due cose dunque, in che senso si possano intendere queste parole, anche se l’incertezza è propria degli incerti, già spolpati, che gli altri sono nati, hurrah che sono nati.
Diciamo prima di alcune cose male intese, e di come una certa sensibilità automatica e gnente affatto coltivata, possa far prendere dei granchi, giganteschi anche loro (Un granchio gigantesco dall’ultrasmania frantumava cime come grissini con chele stracciaintestini), impedendo a certe (mezze)persone di evolvere ed affermarsi nell’unica profondità persuasiva del senso, non avendo codesti siffatti parventi sospesi inessenti spregiudicati il potere d’impedirsi sulla lingua ben gonfia protesa una bislacca opinione (doxa, paradoxa), che, per quanto letalmente impropria, viene ad informare le loro vite e conoscenze mai state e impressioni sperdute: sapienze non avendone, non possono costoro appellarsi che alla singolarità e soggettività del gusto, che notoriamente non esiste, dandosi solo, laddove essi, col mistero e la fatica, vengano fatti effettivamente esistere (*piombando in terra dal cielo – il cielo è il resto dello spazio – come bolidi alieni incendiari splodenti), dandosi sempre e solo, a saperli giudicare (ma per far ciò devi intuire e poi studiare), di fronte e dentro alle cose estetiche, assunti qualitativi propriamente misurabili e verificabili, che potresti perfino tradurre in un numero preciso su scale geometriche parametriche, le griglie del bello, o brutto (goncourt 1864), se tu sapessi contar valore invece che cantar malore, e quindi ogni valore è senza dubbio inscritto e certo e certificabile, come ogni disvalore è sicuramente e necessariamente martellabile.
ALCUNI MOSTRI TERRIBILI E BRUTTI, OSCENI DEPURPI.
LE MOSTRUOSE SCULTURE DI LEGNO DELL’ARTIGIANATO ANIMALICO PRODOITORIO.
Intelligente e sensibile non è, quindi il massimo che ha potuto ottenere è un’inconsapevole autodichiarazione della propria brulla pochezza, con la cui denuncia però egli fatuo trombone narciso s’agghinda, e lo potete definire forse, se di ciò che non vale vi volete occupare, un Furbo su Vaia, questo tajalegne da quattro soldi sciatto e dalla chiacchiera dappoco fluente scadente, mica capace a incantare un buono serpente, ma certe donnette e omuncoli creduli che si tratteggiano Nel Sol di Natura e tirano piano a campare inspirando atteggiati come poveri bhikkhu-montura autoimbanditi (no Upasaṃpadā), e inalando ogni peto frainteso di vacca sorella all’alpeggio, e codesto biscraccio, che per puro caso e non per elezione abitava i margini di un bosco malinconico del tutto inconsapevole della sua asfittica presenza mentale e materiale,
[notiamo: il bosco non è indifferente a chi gli s’insinua dentro: respira e stormisce più volentieri la sua chioma e fronda, se non riva qualche chialtrone mezzoseghifero a svilirlo adulandolo o a dire assai male il suo bene / ci raccomandiamo poi: schiacciare sempre, come gli allegroni intananti, i narratori di bassa levatura, che non sono affatto scrittori ma spazzatura]
cavalcandolo in retorica, per qualche misero copeco, e tagliava male e scolpiva peggio (come ogni piccolo autocostruito idoletto paramontano ritagliato nel cartone, che un tempo stava sbronzo alla sagra, ora campeggia ghindato in televisione), ed infatti era detto Il Maltajar, o Maltajante, un mariuolo inetto vischio-tracotante, privo di linfa e d’inventiva com’ogni copiativa, e però lui forse già usava dirsi artista, come fa spesso, attribuendosi generosamente un titolo a gratis ed acclamandosi, chi non lo è affatto, non possedendo alcun requisito o talento nè avendo avuto mai alcuna capacità di condurre una riflessione onesta (chi si dice onesto – o con quella parola titola una merce, qualchecosa di approssimativo che si vende facile sugli scaffaletti delle rassegnate librerie prostibolari che non scelgono i libri, peste colga gli emuli degli autoincoronati, che sono un flagello – non è che un altro farabuttello portunista) e approfondita su se stesso e sul reale, perché non ci arriva, e se l’avesse potuto fare si sarebbe in effetti risposto da sè, dicendosi: se non so fare un cazzo di buono o di bello, meglio che stia fermo per non essere zimbello; ma invece no, faccia di bronzo del venditoruzzo d’uno scampolo di piacente natura incalmata alla boutique degli incensi smaccati di pino introjato, basta che sia poco impegnativa naturalmente, sennò ci si stanca, questi sono onesti come Wanna-Li-Marchi, venderebbero il culo per una boccia di vin qualunque o due gocce di torbida gloria marrana, ma insomma, ‘sto altro mezz’uomo delle mezze cime spezzate e però assai assertivo che predica silenti posture alpine forse avrà letto un suntello di Muir ma ad Emerson non c’è mai arrivato, stava chino sulle legne come altri stanno seduti al cesso, in attesa di un’ispirazione o di un peto, e quando finalmente ce l’ebbe, e fu naturalmente per mangiarsi un boccon di territorio, venne un sorriso nel pulirsi la bocca lercia dal pasto proditorio.
Un comune malinteso, che fa leva sullo studio poco acceso (e sull’assenza di abilità e intuizione estetico-plastica, naturalmente: sull’interpretazione scolastica, scoliotica, scolopendra), porta alcuni spregiudicati fanfaroni vanagloriosi a far gli artisti del bosco o nel bosco, banalizzandolo in tal modo del tutto e soffocandolo con la logica belata della banalità della natura encomiata, venerata, abusata, parodiata, strapazzata, sbudellata, quindi impiattata e rivenduta in insalata.
Cos’ha combinato mai dunque questo cieco mostro d’incapacità?
Mostro è sì l’altro, ma anche chi, mendace, sappia apparire come altro, non essendo invece che un Nulla nella Caverna, dove si proiettano grandi le ombre dei piccoli, e lì a guardare colle ebeti bocche spalanche stanno i primati della luce.
E quindi, naturalmente, le famiglie di mostri sono due: ci sono quelli cattivi, che stiamo vedendo, e quelli buoni, che vengon visti solo da chi ha la vista nell’occhio, mica una dote troppo diffusa.
Tornando al mesto remenator di pietose pietanze: intrecciando la rame ed i giunchi, che due balle le navate insellate in natura, ecco la sua colpa, se hai appena e che pena la capacità artigiana di dare una forma riconoscibile ad un mucchio di verde in soggetto, e sei vanitoso o servile, ecco che ti verrà la voglia di proporre a quel Presidente Attillato che parla come un Ortaggio, di proporgli il cesello dell’animale rappresentativo, l’animale del suo blasone, che dovrebbe esser Porco e non Leone,
[anche se c’è leone e leone, ricordiamo cosa accade alla fine del dialogo dell’Islandese con la Natura: due sdentati leoni veneti esausti, così rifiniti e maceri dall’inedia, se lo mangiarono o forse no, e invece fu ei sotterrato dalla sabbia dei venti, ecco la disperazione da cui molti traggono i mostri quali inconsapevoli ricettacoli apotropaici, scaricando all’esterno le ansie e le incapacità di volgersi al diverso e così via]
e lui, colle braghe strette e li ricci stenti tenuti su coi saponi sagomanti, lui che nulla conosce tranne l’imbottigliatrice e il trattore, battezzerà come un valoroso tipico l’artista della selva, che ha rappresentato il potere dello stato, l’arte pubblica in Italia anche qui abbiamo già fustigato, fa pena come la maggior parte dei suoi amministratori, guai a fare d’un agrimensore un governatore, altrimenti il tuo paesaggio diverrà l’orto, le sequoie radicchi, la champagna prosecco, l’ignoranza un gran vezzo periglioso, che dimentica il valore per il soldo lacunoso, con canova, palladio, scarpa e tutti gli altri che se ne vanno al palio.
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Piante Monstrouse? The Day of the Triffids, UK, 1963, Steve Sekely
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ALCUNI MOSTRI TERRIBILMENTE BELLI, CATEGORIE IN GIOCO.
Il mostro è bicefalo dunque in principio.
E allora perché non l’hai dette all’inizio, le parole chiare se ci sono, e traverso tutto questo maroso psicocritico di vaglio e crune faticose ci hai tirato e sfottuto, fatto passare?
Perchè le cose son chiare a chi non abbia un animo indecente, obscuro, mai nato o poco sviluppato, quindi dir la verità dritta è inutile, oltrechè una noia, jaghesca, e più divertente e necessario lo stigma: perché altrimenti ci sarebbero lo Sciocchezzaio, Bouvard e Pécuchet?
Quandunque.
Esiste un mostro brutto e cattivo, pernicioso: è quello che abbiamo irriso e inculato finora, dato che quest’elfo mentale e morale oltraggia ogni sogno e il bosco e il reale, ad ogni piè sospinto, mai spinto, col suo contegno plebeo, con la sua indifferenza per la differenza, le idee e le immaginazioni e allucinazioni, che son la base prima della qualità dell’essenza, con la sua borsa aperta di traverso sul petto e sopra al cuore, borsa che gli palpita assai più dell’anima, per l’un motivo o per l’altro seccata, rappresa, invenuta, mai stesa.
Lo sappiamo bene tutti, come son fatte le persone, questi mortali terrificati, nelle loro teste sante, aperte, bacate, chiuse.
Due schieramenti si contrappongono, par sempre.
Lo sappiamo che l’essere stati proiettati cacati gettati senz’alcuna spiegazione nel mondo ha dato luogo ad una serie di reazioni micidiali, esplorative (poche), difensive (moltissime), punitive (malattia e vendetta umana e sociale), delle quali i più non sono consapevoli, perché tali componenti ed istanze e comportamenti e reazioni esistono ad un livello della presenza esistenziale che non viene raggiunto toccato intuito da ognuno, e la maggior parte è una schiuma scioperata che galleggia là sopra al terrifico gorgo del fetido pozzo nero, ecco le scimmie che ruotano in maelstrom, assai raramente uno sa che sta danzando davvero, segrete velocità dell’astro e del sistema solare.
Il mostro non è necessariamente un essere deforme – e se lo è forse commuove, se di sommuoverti sei capace e non hai messo in ghiaccio il carapace – come un cristo spezzato o un fratello caduto: eccoti Freaks, Browning, ‘32, ridi del pianto, piangi del loro ridere, Gabba Gabba Hey, lo sdegno aguzzino del porco assassino, la profonda dignità nel baraccone (che è il mondo degli umani) di John Merrick, e così via, l’ab-normalità del mostro rigenerato (Frankensetein, Re-animator), gli altri tutti che sappiamo, suggiamo, son testimoni della morte, in ciò l’uomo, nei canali introversi ed impliciti, sembra perfino profondo, quando continua a metter fuori cose prossimative sull’ammazzamento, il terrore: pare persino pensarci davvero, al morire, ecco l’horror come chiave esistenziale, travestita di gioco, nell’esorcismo etcetera.
Il mostro è semplicemente l’altro che si teme, in quanto diverso, a meno che tu non straveggoli, che anche questo è interessante (Sindrome di capgras, imposture e sostituzioni, come avviene anche nella realtà mostruosa raggirata nelle clausole d’acquisto – chi vende non sa creare – quando questi coglioni smisurati, dai bifolchi già incensati, che col crasso malgoverno van da tempo distruggendo le ragioni di regioni cancellando direzioni – qua i nitriti nel deserto – mentre trafficano baccelli botanici cavi nelle fiere dei paesoni, non sapendo giudicare com’è fatto il ben cercare, spacciano e coronano certi inetti venditori per autori, loro se li bevono – facce rosse e politica del biascico al bancone – e quelli vendono le indegne breghe compensate, insieme con l’animaccia propria, appendendola al molle albero falso, schiena flessa mal pepato, sto barone impenitente lui gli è il principe azzerato – zeta di zero – andrebbe preso alle legnate e prontamente denunziato, gli ha distrutto sia la piazza che il sagrato, solamente sa berciare il gran mercato, vanitoso quanto assai mal disegnato – forma e genetica una poltiglia sono a collo di bottiglia).
Uscendo dal poco z-osceno e semplificando: cerchi, e se cerchi cerchi solo il diverso da ciò che hai già, sulla terra, nell’arte, nella scienza, nel cosmo e nell’amore, in psiche. Cerchi nulla, e allora ogni atomo frammento o porziuncola di difformità ti sconvolgerà e offenderà, e risponderai col tuo chiuso inascolto ignorante, oppur peggio, attaccherai, ferirai, ‘ciderai, per non vedere mai nulla che cambia, altera, muove, drogando malamente (con tutto il bene che c’è!) la tua statica incoscienza: ecco la distruzione lo scempio la morte.
Sin da piccoli taluni son colpiti dalle cose come frecce,
[di solito son gli stessi, niente affatto spettatori condizionabili, mai soggetti che accettino di farsi condizionare o persuadere da altri, ben diversi dal pubblico ammaliabile che accetta di farsi toccare nelle corde d’emozione e sentimento, son quelli invece in dialogo con gli spiriti grandi, quelli che il Sublime conduce all’estasi, se vuoi, ma anche ad altri luoghi, più controllati e importanti, di conoscenza; quelli ai quali è chiarissimo, dato che, possedendo le caratteristiche o doti necessarie di sensibilità propria e portata, ovvero le fonti innate (φύσις corroborata e accreciuta da τέχνη), e che, dopo avere costruito nel lungo lavoro di lettura e d’attenzione le proprie capacità d’elocuzione, avvertono, sentono e comprendono come un fatto eccezionalmente reale e stupefacente e vigoroso e una corrispondenza, il fatto certo che la letteratura sia in grado di modellare un’anima (Pseduo Dionigi), e che, per un’anima elevata e opportunamente nelle buone frequentazioni intellettuali e spirituali modellata, sia possibile infondersi completamente in un’opera d’arte (μεγαλοφροσύνης ἀπήχημα), e così via, nel concretissima, extramondano sentimento della risonanza compartecipe (comprendere e con-sentire, Pasqualotto), e così via. Senza voler qui ripassare l’intero Trattato del Sublime e la Poetica, è però ben chiaro come tali sensibilità siano in grado e debbano occuparsi d’estetica, del bello, e anche del sublime, adoperando a ciò chiavi le più varie, in verità, alcune delle quali includono i filtri d’ironia, il comico (Bergson) critico, l’inclinazione tagliente del giudizio caustico, potendo avere a che fare, senza supinamente suggiare, con lo sconvolgente, con φόβος, θαυμαστόν, ἔκπληξις, alimentando d’ogni termine l’accezione propositiva e straordinariamente costruttiva dei termini espansivi; ecco allora che il terribile non ha a che fare con il terrore passivo per uno spettacolo ingovernabile, ma corrisponde a grande, straordinario, eccellente, (Vasari), etcetera.]
ma soprattutto dalle cose e architetture e pensieri e forme dietro e dentro alle cose composte nella falsa evidenza e nauseante del primo piano (Kafka), senza mai far di ciò un pietoso vezzo o una posa flaneristica, siamo invece a piantar la torcia chirurgica negli anfratti bui e nei budelli e camini del reale che è una croda; ecco che qui, per chi può, si schiudono gli universi in espansione della tensione pulsiva, della esplorazione e dell’eccitazione per la possibilità di informazione e trasformazione a cui tutto è sottoposto attraverso studio e concentrazione e proiezione, si aprono le rose delle possibilità ulteriori, ed è così che si cominciano a studiare i grandi uomini, che sono sensibilità (sentimento) e capacità (rappresentazione) straordinarie e fuori scala, e ciò che è straordinario e fuori scala, ovvero più grande del piccolo che è infimo (morale, umano), è un diverso, gigante, mostro, per il quale chi teme d’essere e osare e penetrare a fondo prova paura, terrore del coltello nella carne, e così via, eccoci qua, anche se questo già lo si sa.
Il mostro piccolo è il tuo vicino dunque, quando quest’attributo egli non merita, lo rendi tale solo perché sei un incapace, stupratore, linciatore, indegno, malnato.
Oppure è grande ma non enorme, come Audrey, come un Trifide – ecco altri riferimenti preziosi alle ironiche mostruosità xilogenetiche che vengon dall’arguta spiccia cultura cinematografica della suppurazione qualitativa – e vuole mangiarti vivo o ricovarti altro ta te, come negli ultracorpi, body snatchers, altri cosmici baccelli panici, ne conosciamo a centinaia, alcuni giovani maestri pittori esercitano assai seriamente su di essi le proprie inancillari doti radianti, di spirito e pennello, su queste figure o su quelle assai più vaste.
Il mostro grande può costringere a mettere in gioco sta categoria del sublime, sulla quale alcuni per l’appunto giocano qui, in questa mostra.
Se finalmente oppure ormai troppo vengono dei giganti, sono titani naturali o macchine evolute o aliene, che traversano gli spazi e divorano i nemici, per proteggere gli amici.
Codesti antichi e moderni creaturi archetipi supernaturali vengono interpretati nelle guise e nei plastici rimandi d’ognuno, ripresi, giocati, ecco le maschere ed i satiri, le garguglie fantastiche, le matrici bestiali dell’uomo, o animali esseri astrali o tropicali e gli idoli: ma non i nani da giardino.
Quando, micropunta scandaglio, ascoltiamo penetriamo il sublime dinamico di beethoven, la creazione o mozart, e la meraviglia travolgente scorre e sconvolge infinita, per burke e kant e schiller e, però anche con winckelmann, che mai vogliamo perdere la misura del pur scoscendimento cerebrante ed occorre sempre un canone a regolare l’erogazione empatica lisergica dandole forma appropriata, ecco che avviciniamo la vita pulsiva che s’espande con i moti rivoltati dal cervello, niente salse né solfe, solo sangue che s’indiscioglie e caglia nell’opera della compulsata travolgenza (occorre anche bach, naturalmente, per non cadere cedere allo sgomento del metal nell’antitrascendenza).
Infilare il dito nel cuore, finalmente. Rappresentiamo e parliamo, alcuni lo fanno, della spaventosa potenza della natura, certo, con schopenhauer e leopardi certo, ma senza accettare il ruolo di soccombenti (astanti pigri schiacciati sofferenti), al quale preferiamo di granlunga quello di guastatori inconcupiscenti, che aumentano il valore della cosa traverso conoscenza e sensazione, senza cacarsi anzitempo, e senza accettare la penitenza gregaria di chi sta in fila nella veste mortuaria.
Lo fanno tutti gli artisti di questa mostra anche, schierati in formazione aperta, portando le loro architetture cuspidate che destituiscono il falso tragico dell’insipido, animando le sale incaverne di Casso di lucide lingue saettanti che rompono i blisteri nei brodi fluttuanti e annidano uova reformiculanti. Tra questi artisti presenti notiamo quelli maestri non franti nel vespro sepolcro, alcuni dei quali han scavato con noi, rodendole arvicoli, negli anni radici via fuor di ceppaia per farne sculture dell’antiimposture; e poi se ci guardi ora scorgi colonia di giovani mostri in erba, già pò più d’un poco sbozzati e dal legionario ronchiano aqqui presentati, anche loro han portato siringhe cristallle pei prelievi e organici ignetti in paesaggi e castelli babalici o intorcoli sprazzi, è la cura sponsabile che rifurmula l’essere instabile e lo libera sferzarginandone il lasso.
Molte persone alla montagna, come in ogn’altro altrove, per costituzione o per pavida autodestituzione, si crocifiggono ad essa traverso i sistemi della gretta comunione con la tranquillante conservazione. Eccoli qui in tutta la loro biologica rinunzia o saccenza, questi abitanti degli alti mondi sotterri, sempre rinfrancati dalle ciclicità, dato che ogni ritorno rende un poco meno cupa la prospettiva della sparizione a chi non è mai entrato in istato di riflessione, e quindi avanti con le odi antipaniche, egloghe coliche delle stagioni, ora si è in piena fienagione quattorno, a tutti rifanno alla campagna e alla montagna, tenendole, quel che è sempre stato fatto dagli avi, e questa conoscenza contiene certo memoria di vita, ed anche una specie di agiografia della fatica e della disgrazia e della condanna, quella cavalcata disperata cantata dai Tafarel, maledetti carcerieri, che a questi uomini quassù, rappresentandoli come dannati, ha tolto ogni speranza, facendo dell’alpe un’ade.
Allo stesso modo, chi non sa perforare le pareti con lo sguardo, perchè gli è molto chiuso o un poco codardo, vi dirà che la montagna è eterna ed immobile, mentre noi siamo piccoli e fuscelli e inabili (alcune sue possibili mostruose accezioni di mostro? Na paura mòstra. mostrìčo e kanaiéta, …), lei non cambia ed enorme domina il paesaggio, e noi chini e impotenti dovremmo adorarla, paesaggio che invece, tu lo ammetta o no, ci include, dato che l’abbiamo posto e postulato noi, e va esso di continuo pensato e co-generato, se non sei un irresponsabile menomato che lo vuole far crepare, o un parassita sfruttatore del sublime a scopi difensivi, il vilsublime, che dunque di questa enorme montagna dominante fa un mostro d’idiota passività paralizzante, destituente ogni principio di neo-orografia ultramuntana, nel metamorfismo contemporeneo che è un portato d’alpinismo culturale etcetera,
il tipo di mostro che occorre a chi, nella testa, non smuove, e sostiene, sente, crede di credere, pretende, nel timore, nella paresi mentale, che nulla vada cambiato mai, che dei o destino dominino sempre ed a loro occorra adeguarsi soggiacere con modestia (tafareliana), ed eccolo qui incarnato ancora dunque, il malevolo principio deleterio dell’impregnante statica assoluta che ammazza, coi suoi virus perigliosissimi di tradizione e folklore immobili intrasformati ad esempio, che uccide ogni ingegno ed artista, e crea immagini proverbiali e artigiani falsari mercanti e ricettatori di antichezze caricaturanti souvenirizzate, penati banali alari peltri, che metti in cascina come fieno raffermo, non sapendo rivoltare la zolla, a quel punto paventiamo più l’incendio, venisse poderoso coi fulmini a rigenerar gl’inganni, trasformando la terra in inchiosto: e cagliostro?
Dovremmo poi completare quest’immagine dipingendo questa montagna impeciata depotenziata come una piatta pietra schiacciata, cinta e presa a tenaglia tra due deboli forze opprimenti e opposite: la prima è quello ora detta della conservazione reazionaria del culto bisavolo che teme ogni smossa, e per questo si va ad ancorare ai ritmi coatti in natura o al grande che domina e zitti: il più grande conforta il sì fatto si piccolo, che si dice modesto e lo è: ma non nella degna cultura paziente e invece in tal cranio d’ispirito, smorto: è questa la specie che cerca bivacco rifugio nelle staticità di pretese pavide leggi morali mai state, e impazzisce se provi tu a muovere quei cardini inchiodati d’una montagna rugginita coi suoi corredi di sofferenza, questa visione che cambia niente e conserva tutto, è un’immota soffitta ingombra di legni passati; a questo eccesso di conservazione, si oppone nella tenaglia schiacciamontagna l’assoluta incapacità di comprensione propria del turista bennato, che non assuma mai alcuna consapevolezza del contesto, è avulso dall’ecosisterma, ed è la persona peggiore al mondo, perchè se ne va a riposare invece di vivere per cercare, che è l’unica cosa che s’ha da fare: ecco perchè esso turista lesso non assume nulla, non sa mai un nulla, non sa guidare né girare ai tornanti, non trova i sentieri, non conosce i nomi delle cime, sporca in terra quando cammina, conciona in cresta se mai ci arriva ed il vento porta il suo fiato pesante nell’eloquio pedante, ancora belante, che gli è una pecora, brinda e rutta al rifugio, lui cerca il confort, e così via, che il Gran Gracchio porti via.
La ragione, insomma, armata della pulsione, certo sessuale, ti fa uscire dalla caverna, dalla casa, dal rifugio, proiettandoti nelle stazioni esplorative, che, quando non li introi, sono i bivacchi ad esempio, spazi minimi della sussistenza nella ricerca, aggrappati alle pareti, che servono per attaccare le cime, ovvero per cercare e salire, che è quel che si vuole, vai a scalare, infincheprima, certochesì, altrochenò, pergiuntaoibò.
Poi regoliamo e finiamo sto testo, che però è infinito, come ogni cosa non ancora sfinita.
E, tra prodigi e moniti, serietà e richiami giuocosi, traverso le quinte maginifiche delle specie extrasordinarie o bizzarre forme s-composte delle voracità legnose che stigmatizzano irridendoli gli uomini deboli e franti che frangono e divorano le risorse avite, succhiandone fuori i nettari e i cervelli, invece di aumentarli, avremmo potuto altri titoli e molti in parodia se sai da dove vien che son sua zia, ecco dunque The day of the Xilomonsters, Day of the Words (questi mondi di parole son scudi o missìli, nuclei o ammassi supermassicci in fusione, concentrati e in protrusione, etcetera),
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Lèggere Montagna – Convegno
Venerdì 5 giugno 2026 – Centro polifunzionale La Scòla di Borca di Cadore
Prospettive, progetti e visioni, leggi e letture contemporanee che muovono le Terre Alte
La Legge 12 settembre 2025, n. 131 e il progetto Xilogenesi
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Il Convegno Lèggere Montagna si svolge venerdì 5 giugno 2026 presso la Sala polifunzionale La Scòla del Comune di Borca di Cadore (BL).
E’ organizzato dal Tesaf, Dipartimento Territorio e Sistemi Agro-Forestali con Dolomiti Contemporanee.
Il Convegno si realizza in concomitanza con la conclusione del Bando PNRR Progetto di Rigenerazione a base culturale con Dolomiti Contemporanee (Bando Borghi Borca di Cadore), che, tra le azioni significative, sicuramente comprende il progetto Xilogenesi, sviluppato dal 2025, attraverso l’attivazione di una rete territoriale e culturale implementata, da Tesaf e Dolomiti Contemporanee, dapprima nei due Comuni di Borca e San Vito di Cadore, con il successivo coinvolgimento del Comune di Perarolo di Cadore, l’importante contributo del CAM Centro di Ateneo per i Musei dell’Università degli Studi Padova, il Museo botanico dell’Orto Botanico di Padova.
Nella sessione mattutina del 5 giugno, i relatori si confronteranno su temi connessi alla nuova Legge 12 settembre 2025, n. 131 – Disposizioni per il riconoscimento e la promozione delle zone montane, sviluppando una riflessione sul potenziale e sulle opportunità da essa offerte ai territori, e, più in generale, sullo stato e sul moto della Montagna.
Una riflessione e un confronto, che coinvolge esperti del territorio e rappresentanti di enti che ne praticano la tutela e lo sviluppo, e che sono interessati a comprendere quali saranno le possibilità applicative ed i vantaggi effettivi da questa Legge, su cui tanto oggi discutono e s’interrogano gli abitanti delle regioni montane.
Nella sessione pomeridiana, verranno presentati gli esiti e le prospettive del progetto Xilogenesi, e alcune delle iniziative legate alla sua comunicazione, tra cui, in anteprima, il libro dedicato, fresco di stampa.
Xilogenesi è un progetto di sviluppo e di rete, di valorizzazione e promozione per la montagna e il suo patrimonio, che connette cultura ecologica e forestale, ricerca universitaria scientifica, arte e cultura contemporanea.
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Programma
Sessione mattutina – 9.30-12.30
La Legge 12 settembre 2025, n. 131 – Disposizioni per il riconoscimento e la promozione delle zone montane.
Introducono:
[…], Sindaco di Borca di Cadore
Alfio De Sandre, vicesindaco di San Vito di Cadore
Tommaso Anfodillo, responsabile del Centro Studi per l’Ambiente Alpino di San Vito di Cadore
Gianluca D’Incà Levis, curatore di Dolomiti Contemporanee
Relatori:
Pierpaolo Zanchetta, servizio Biodiversità della Regione Friuli Venezia Giulia, membro del Comitato tecnico della Fondazione Dolomiti Unesco
Alessandra Stefani, Presidente Cluster Italia Foresta Legno, già capo della Direzione generale delle foreste del Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali
Martina Siorpaes, Direttrice Parco Dolomiti d’Ampezzo
Renzo Trevisin, Presidente Federazione Regionale Ordini Dottori Agronomi e Forestali FODAF Veneto
Ugo Marinucci, Presidente CAI L’Aquila
Maddalena Curioni, Luca Belloni, Comunità Sassifraga, Valle Soana
Pranzo – ore 13.00
A cura di Prometheus Open Food Lab con Azienda Agricola Paolo Rossa Vodo di Cadore
Sessione pomeridiana – 14.00-17.00
Xilogenesi, un progetto scientifico, culturale e artistico sulla xiloteca di Eugenio Trevisan
Relatori:
Tommaso Anfodillo, responsabile del Centro Studi per l’Ambiente Alpino di San Vito di Cadore
Gianluca D’Incà Levis, curatore di Dolomiti Contemporanee
Isabella Colpo, direttrice CAM, Centro di Ateneo per i Musei dell’Università degli Studi di Padova
Stefania Sartori, restauratrice
Gabriele Kratter, Assessore alla Cultura del Comune di Perarolo di Cadore
Teresa De Toni, curatrice e fotografa
Ariele Bacchetti, artista
Kristian Sturi, artista
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Xilogenesi - Il video delle tre mostre 2025/2026
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Xilogenesi.
La collezione di libri in legno di Eugenio Trevisan. Dal XIX secolo ad oggi. La storia, il restauro, l’arte contemporanea.
Il VIDEO delle prime tre mostre.
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Xilogenesi è un programma di valorizzazione per la Xiloteca di Eugenio Trevisan, intersettoriale e polimorfo.
Si tratta di una straordinaria collezione di libri in legno, realizzata nel XIX secolo, proprietà dell’Università degli Studi di Padova.
Oggi la Xiloteca è conservata dal Tesaf, Dipartimento Territorio e Sistemi Agro-Forestali, presso il Centro Studi per l’Ambiente Alpino Lucio Susmel di San Vito di Cadore.
Il restauro di questa collezione originale di libri in legno si è concluso a giugno 2025, mentre gli studi su di essa proseguono, con il supporto del CAM, Centro di Ateneo per i Musei dell’Università di Padova.
Oltre a ciò, la collezione si aggiorna ed espande attraverso il contemporaneo.
Patrimonio della storia, essa si proietta e radica nel futuro.
Cultura, scienza, ambiente, ricerca artistica, operano insieme, seguendo un approccio qualitativo integrato.
Una serie di nuovi libri, nella forma di opere d’arte, per ora installazioni e disegni, vengono realizzati dagli italiani selezionati da Dolomiti Contemporanee, e presentati nel primo ciclo espositivo legato al progetto.
Tre mostre, realizzate tra giugno 2025 e gennaio 2026, raccontano il progetto, avviato nel 2024, portando in mostra la documentazione relativa agli esemplari originali della Xiloteca, insieme alle opere d’arte contemporanea. Attualmente, e fino al 6 gennaio 2026, é in corso la terza esposizione, presso il Museo botanico dell’Orto Botanico di Padova.
Video Paolo Dal Pont
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Xilogenesi nel Convegno RipaRipa - 10 ottobre 2025 - Centro Studi per l'Ambiente Alpino Lucio Susmel - San Vito di Cadore
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Xilogenesi in RipaRipa in RAMPA, Convegno sulla Rigenerazione del Paesaggio e sul Riuso del Patrimonio, San Vito di Cadore, Centro Studi per l’Ambiente Alpino, 10 ottobre 2025.
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Al Centro Studi pr l’Ambiente Alpino Lucio Susmel di San Vito di Cadore, sede del TESAF Dipartimento Territorio e Sistemi Agro-Forestali dell’Università degli Studi di Padova, è conservata la Xiloteca di Eugenio Trevisan.
Venerdì 10 ottobre 2025 ci sarà un’occasione speciale per osservarla, e per approfondire il progetto Xilogenesi.
RipaRipa_Rampa è il Convegno sulla Rigenerazione del Paesaggio e sul Riuso del Patrimonio che Dolomiti Contemporanee realizza tra Progettoborca (ex Villaggio Eni di Corte di Cadore) e il Centro Studi per l’Ambiente Alpino di San Vito di Cadore, tra l’11 e il 18 ottobre 2025, all’interno dell’Open-studio diffuso di RAMPA, nel quale gli artisti popolano la Colonia dell’ex Villaggio Eni, insieme ad architetti, designer, fotografi, esperti del territorio, tra installazioni, mostre, incontri, talk, presentazioni.
Il primo giorno del Convegno, venerdì 10 ottobre, si svolge al Centro Studi di San Vito.
Trovi il programma completo della giornata e del Convegno a questo link.
Ricordiamo che Dolomiti Contemporanee e il TESAF collaborano da anni su progetti culturali, territoriali, ambientali.
Il Centro Studi di San Vito fa capo al TESAF.
In questo momento, la collaborazione è particolarmente attiva sul progetto XILOGENESI, al quale partecipa anche il CAM Centro di Atenao per i Musei Unipd.
Fino al 6 gennaio 2026, la mostra Xilogenesi, La collezione di libri in legno di Eugenio Trevisan, Dal diciannovesimo secolo ad oggi, La storia, il restauro, l’arte contemporanea, rimarrà allestita presso il Museo botanico dell’Orto botanico di Padova.
La Xiloteca di Eugenio Trevisan, straordinaria biblioteca di botanica forestale, abbiamo detto, è una collezione unica di libri in legno della metà dell’800.
Essa è conservata ll Centro Studi di San Vito di Cadore.
Venerdì 10 ottobre quindi, potrai vederla nella prima giornata del Convegno RipaRipa.
Ne parleranno, la stessa mattina del 10, alle ore 12.00, Tommaso Anfodillo, responsabile del Centro Studi per l’Ambiente Alpino di San Vito di Cadore, e Isabella Colpo, direttrice del CAM Centro di Ateneo per i Musei dell’Università degli Studi di Padova.

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Xilogenesi a Padova - 26 settembre 2025 - Le immagini dell'Opening

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Venerdì 26 settembre 2025 abbiamo inaugurato la terza mostra del primo ciclo del programma espositivo di Xilogenesi, al Museo botanico dell’Orto Botanico di Padova.
Del progetto abbiamo già detto molte cose, in questi primi mesi, nei quali abbiamo reso “sintomatica” la ricerca, avviata oltre un anno fa, sulla Xiloteca di Eugenio Trevisan, con la sua capacità di colpire afferrare attrarre, e dunque con le sue estensioni contemporanee produttive, che fan fruttare tale potenziale d’interesse e attrazione extraordinario, cosa tipica delle cose speziali e ben fatte e non schematiche (in pratica – e in poesia- ci son scatole chiuse e scatole aperte, che librano liberano e e che fan librare – li buoni libri che rendono liberi, i pensieri, di cozzare, nello spirito, nelle azioni degne, ecco il logos).
L’Opening di Xilogenesi è stato bellissimo, l’atmosfera stessa sorrideva, come personificandosi, consapevole pareva, del ben portato, così generato.
Il Museo botanico si trova all’interno del complesso dell’Orto Botanico di Padova, che tutti noi amiamo, e al quale tutti noi talvolta torniamo, da anni, decenni, secoli, per immergerci, perchè è un luogo benefico e pregno e stimolante e rilassante al tempo stesso, un pò come i nostri boschi alti dolomitici, le cui specie ed essenze son qui raccolte nell’Alpineto. Certi luoghi dunque hanno il potere di sobillare la mente, pacificandola, sissignore.
Ora, finalmente, ci siamo immersi nell’Orto in modo produttivo, portandoci un progetto e condividendolo: siamo tipi costruttivi, contemplare non basta, occorre invece interagire con le cose significative. Ecco dunque La Metamorfosi DALLE Piante.
Il quadrato è nel cerchio dal 1575, era tempo di coadiuvarlo con una misura contemporanea attiva d’architettura culturale, attingendo ad una delle innumerevoli fonti di questo antico giardino culturale, e questa fonte è lo Xilario conservato al Centro Studi per l’Ambiente Alpino Lucio Susmel di San Vito di Cadore, che ora è tornato a casa (quattro esemplari originali della biblioteca di botanica forestale di Eugenio Trevisan sono esposti in Xilogenesi).
Ciò che contava dunque qui non era esporre e comunicare, ma studiare e produrre, come sempre, per arricchire paesaggio.
Il Museo prospetta sull’Orto Rinascimentale, il suo corpo si espande verso le Serre ottocentesche.
Qui Alles ist Blatt, naturalmente, e in questi giorni di allestimento, la pioggia ha fatto risplender d’umido ogni foglia e pianta e fusto e inflorescenza e fiore e frutto, una sinfonia umida degli organi vegetativi in specchiatura stillante.
Goethe vide l’Orto, per la prima volta, il 27 settembre 1786.
Il primo giorno di mostra di Xilogenesi: il 27 settembre 2025.
Embè?
Beh, Goethe lo conosciamo eccome.
Le date, come ogni circostanza, sono casuali.
Però (im)pongono una posa all’attenzione, che scarta e immagina congruenze, e questo non conta, conta, può contare, oppure canta.
Il Museo botanico, diretto da Elena Canadelli, espone ed esplora la storia dell’Orto, tra botanica e medicina, gli erbari e la biblioteca.
Elena Canadelli ci ha accolti nel Museo, favorendo da subito la collaborazione, come anche Isabella Colpo, direttrice dal Centro di Ateneo per i Musei CAM. Le ringraziamo entrambe per il loro lavoro prezioso, per l’apertura generosa e intelligente della loro visione, che ha consentito di compiere quest’altra fase di Xilogenesi. Ringraziamo anche Maria Barbara Liccardi, Elisa Brandi e Dalila Giacobbe e Carla Menaldo, e tutte le altre persone brave di Unipd che hanno reso possibile tutto questo, e così bene.
Primo tra tutti, però, ringraziamo Tommaso Anfodillo, che ha l’occhio chiaro e fermo, vede le cose in anticipo, rende facili quelle difficili, utilizza la serenità quale strumento inesorabile della determinazione, crede in noi come noi crediamo in lui, e ha aperto tutto lui, in verità, consentendo di costruire un eterogeneo progetto che radica profondamente nella biodiversità culturale e che si nutre di fiducia, reciprocità, sacrosante differenze nelle sensibilità, capacità evidenti che non s’appagano, allargamenti, ostinazioni, amore del bello, e quindi di pensiero e ricerca, di scienza e d’arte.
Ah, a proposito del CAM: assai interessanti anche gli altri Musei d’Ateneo, che stiamo studiando, come anche stiamo studiando un allestimento installativo dell’intera Xiloteca (56 volumi tutti aperti e ostesi creano uno Spazio d’ordine brulicante che accelera il reattore, estetico e percettivo). Tra questi Musei vi sono: Il Museo degli Strumenti d’Astronomia che ci fa tornar voglia (mai svanita; anche qui torneremo) di esplorazioni spaziali con INAF; il Museo di fisica Giovanni Poleni; il Museo di Geografia; il Museo di Scienze Archeologiche e d’Arte; e gli altri, ma per oggi rimaniamo alle cose legnose.
La mostra è allestita in una saletta del Museo botanico, in fondo a destra. Piccola sala, grande concentrazione di spunti plastici, un rigoglio d’opere. Quattro volumi originali dello Xilario di Trevisan, stanno, aperti e in piedi, accanto ai libri d’artista di Cristian Sturi, David casini, Giuseppe Vigolo. E ad alcuni dei disegni realizzati per Xilogenesi dagli artisti invitati: qui la lista completa con i loro nomi, altri ne verranno in futuro, il progetto è aperto, mica chiuso.
Il 26 settembre, quando abbiamo inaugurato, l’abbiamo fatto nella straordinaria sala del Teatro botanico. In basso, accanto al tavolo dei relatori, era posizionata la teca-archivio-arca-arnia con gli altri disegni, estraibili, osservabili, una mostra in una scatola, un altro libro ad assetto variabile. Mancava Italo, tornerà.
Oltre cento persone han trovato posto sui banchi lignei dell’emiciclo, ed ascoltato i discorsi introduttivi, che son stati per nulla ingessati, e han fatto capire bene le virtù e la qualità e le capacità espresse in questo progetto, con questo lavoro di ricerca, che proseguirà, che molto ancora resta da fare. Han parlato le dott.sse Canadelli e Colpo, la dott.ssa Sartori, restauratrice dei libri in legno, il prof. Anfodillo, Gianluca D’Incà Levis, curatore di Dolomiti Contemporanee.
L’ultimo al microfono è stato Lorenzo Barbasetti di Prun, che anche qui, come nelle precedenti due inaugurazioni xilogenetiche, ci ha fatto mangiare qualcosa, dopo aver raccolto i suoi edibili selvatici in Cadore, e stavolta era il Sorbo dell’uccellatore il protagonista, tagliato con altre specie forestali, e ne sono uscite due gelatine prelibate, che son state succhiate sugli scranni, mentre alcune bacche semisecche venivano sparate via utilizzando il flyer prometeico ‘rotolato come cerbottana e così sia.
Poi han parlato e parlano le opere. Tra i cento e più presenti, molti erano artisti. Gli artisti vengono sempre.
Qui gli orari d’apertura del Museo botanico, che son quelli dell’Orto: https://ortobotanico1545.it/
Foto: Teresa De Toni
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Xilogenesi all'Orto botanico di Padova - 27 settembre 2025/6 gennaio 2026
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27 settembre 2025/6 gennaio 2026 – terza mostra del progetto XILOGENESI all’Orto botanico di Padova
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Xilogenesi è un progetto scientifico, culturale e artistico, di valorizzazione e comunicazione, per la Xiloteca ottocentesca di Eugenio Trevisan. Esso si attua grazie ad una rete territoriale e culturale, avviata grazie alla collaborazione tra Dolomiti Contemporanee e il Tesaf, Dipartimento Territorio e Sistemi Agro-Forestali dell’Università degli Studi di Padova, il Centro Studi per l’Ambiente Alpino Lucio Susmel di San Vito di Cadore, il CAM Centro di Ateneo per i Musei dell’Università di Padova.
Con oltre 40 artisti coinvolti e tre mostre tra giugno 2025 e gennaio 2026.
Dopo le prime due mostre, allestite all’ex stazione ferroviaria di Borca di Cadore e nella Serra del giardino di Palazzo Lazzaris a Perarolo di Cadore, svoltesi tra giugno e agosto 2025, la Xiloteca di Eugenio Trevisan torna là dov’era stata realizzata a metà del XIX Secolo: a Padova, questa volta presso il Museo botanico dell’Orto botanico, dove rimarrà aperta e visitabile sino al 6 gennaio 2025.
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Xilogenesi
La collezione di libri in legno di Eugenio Trevisan
Dal diciannovesimo secolo ad oggi
La storia, il restauro, l’arte contemporanea
Orto botanico di Padova, Museo botanico
Via Orto botanico 15, Padova
Dal 27 settembre 2025 al 6 gennaio 2026
Inaugurazione venerdì 26 settembre alle ore 18.00
Date e orari di apertura: dal martedì alla domenica e nei giorni festivi, secondo gli orari di apertura dell’Orto botanico
Settembre: ore 10.00-19.00 (ultimo ingresso ore 18.15)
Ottobre (fino al 24): 10.00-18.00 (ultimo ingresso ore 17.15)
Da sabato 25 ottobre a gennaio: 10.00-17.00 (ultimo ingresso ore 16.15)
Per maggiori informazioni sugli accessi e sulle tariffe d’ingresso ortobotanico1545.it
In occasione di Science4All, la festa delle scienze dell’Università di Padova, il 27 e il 28 settembre l’accesso all’Orto botanico e alla mostra è gratuito
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Artisti: Ariele Bacchetti, Grazia Bacchetti, Mattia Barbieri, Lorenzo Barbasetti di Prun, Francesco Battistello, Giulia Maria Belli, Simone Carraro, David Casini, Jonathan Colombo, Elena De Angeli, Eliane Diur, Greta Fabrizio, Bruno Fantelli, Anna Furlan, Leonardo Furlan, Riccardo Giacomini, Agnese Guido, Sofia Izmailova, Megan Littlewood, Riccardo Lodi, Gabriele Longega, Anna Marzuttini, Marco Mastropieri, Alice Mazzer, Alessandro Pagani, Sebastiano Pallavisini, Chiara Peruch, Francesca Pieropan, Beatrice Pistolesi, Italo Pradella, Francesca Rinaldi, Francesco Ronchi, Bianca Francesca Serafin, Giacomo Silva, Alan Silvestri, Martin Schuster, Kristian Sturi, Tuorlo, Tommaso Viccaro, Giuseppe Vigolo, Sebastiano Zafonte, Rebecca Zen.
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Le mostre 2025/2026
Tre esposizioni, che si realizzano tra giugno 2025 e gennaio 2026, raccontano il progetto Xilogenesi. Le opere degli artisti vengono allestite a Padova insieme a quattro degli esemplari originali della Xiloteca. Tutti gli altri esemplari originali (52 libri in legno) per esigenze legate alla loro conservazione, rimangono custoditi presso il Centro Studi per l’Ambiente Alpino di San Vito di Cadore. E’ possibile prenotare una visita al Centro Studi, in date e orari da definirsi via via, e che sono legati alla disponibilità del personale del Centro (per info scrivere a info@dolomiticontemporanee.net).
Le tre mostre si realizzano a Borca di Cadore (Bagagliera ex Stazione ferroviaria, giugno 2025), a Perarolo di Cadore (Serra di Palazzo Lazzaris, agosto 2025), e presso l‘Orto botanico di Padova, nel Museo botanico (settembre 2025/gennaio 2026).
L’Orto botanico di Padova è il più antico orto botanico universitario al mondo, dal 1997 parte del patrimonio mondiale UNESCO perché è all’origine di tutti gli orti botanici del mondo e rappresenta la culla della scienza, degli scambi scientifici e della comprensione delle relazioni tra la natura e la cultura. Dal 1545 nella sua sede originaria, ha una caratteristica pianta a forma di quadrato inscritto nel cerchio. Il suo Orto antico, il Giardino della biodiversità e il Museo botanico permettono di viaggiare tra 6.000 piante, attraversando cinque secoli di storia e cinque continenti. Il Museo botanico, inaugurato nel 2023 e sede della mostra, arricchisce l’esperienza di visita con un percorso espositivo che intreccia storia, scienza e cultura. Infatti, permette di scoprire il patrimonio botanico e medico dell’Università di Padova, con erbari, reperti, strumenti e libri rari che raccontano quasi cinque secoli di ricerca e mettendo in luce il ruolo dell’Orto come luogo di scambio, sperimentazione e conoscenza.
L’inaugurazione della mostra Xilogenesi al Museo botanico avrà luogo venerdì 26 settembre alle ore 18.00, ed è inclusa nel programma di Science4All, il festival scientifico dell’Università di Padova che si svolge dal 26 al 28 settembre, rivolto alla cittadinanza e alle scuole con l’obiettivo di comunicare la scienza in modo semplice e coinvolgente a tutte e tutti.
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Il progetto Xilogenesi costituisce un’opportunità esemplare di valorizzazione per la straordinaria Xiloteca di Eugenio Trevisan, una biblioteca di botanica forestale conservata dal TESAF, Dipartimento Territorio e Sistemi Agro-Forestali dell’Università degli Studi di Padova presso il Centro Studi per l’Ambiente Alpino Lucio Susmel di San Vito di Cadore.
Xilogenesi cura, valorizza e rinnova questa collezione unica di libri in legno, realizzata con perizia eccezionale attorno alla metà del XIX secolo da Eugenio Trevisan, connettendo aspetti di studio e ricerca scientifica ed ecologica, rinnovazione culturale e artistica, valorizzazione e comunicazione, costruendo un programma interdisciplinare.
La rete eterogenea che sviluppa il progetto, e che si amplia di continuo, secondo un principio di biodiversità culturale, oltre al TESAF include al momento il CAM, Centro di Ateneo per i Musei dell’Università di Padova, Dolomiti Contemporanee e Progettoborca, i Comuni di Borca di Cadore, San Vito di Cadore, Perarolo di Cadore, e il Museo botanico dell’Orto botanico di Padova.
Il progetto Xilogenesi è stato attivato grazie al Bando Borghi del MiC, incentrato su “rigenerazione di piccoli siti culturali, patrimonio culturale e rurale…” e sull’“attrattività dei borghi storici”, di cui il Comune di Borca di Cadore è risultato assegnatario nel 2022, con un progetto generale legato ai temi di territorio e rigenerazione, denominato “Rigenerazione a base culturale con Dolomiti Contemporanee”, che si determina anche attraverso la diffusione e partecipazione territoriale. Questo approccio aperto ha consentito l’attivazione di una relazione essenziale tra i Comuni di Borca e San Vito di Cadore, implementata dal TESAF e Dolomiti Contemporanee, attivatori territoriali interconnessi.
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La Xiloteca di Eugenio Trevisan
La Xiloteca di Eugenio Trevisan è una collezione di libri in legno, realizzata nel XIX secolo, proprietà dell’Università degli Studi di Padova.
E’ conservata dal Tesaf, Dipartimento Territorio e Sistemi Agro-Forestali, presso il Centro Studi per l’Ambiente Alpino Lucio Susmel di San Vito di Cadore.
Questi piccoli, straordinari volumi lignei, realizzati con maestria artigianale e artistica, mostrano e descrivono minutamente ogni specie raccolta in ogni sua parte.
La Xiloteca, nella sua configurazione originale, era costituita da una collezione di cento esemplari lignei, ognuno dedicato ad una specie forestale differente.
Si tratta di piccoli libri lignei, ognuno della misura di 19×12.5×3.5 centimetri.
La costa (dorso), è realizzata con la corteccia dell’albero.
Sulla costa sono riportati il nome in latino e il nome scientifico della specie.
Il libro è un piccolo scrigno a due ante.
Una volta aperto, svela il suo contenuto, magistralmente organizzato attraverso una squisita perizia artigiana.
All’interno, gli alloggiamenti, in piccoli cassetti, ospitano ogni parte della pianta.
[…] Un rametto, a cui si aggiunge anche una sezione trasversale, un semenzale, cioè la piantina piccola, il fiore, la radice, anche in questo caso con una sezione trasversale, un blocchetto di legno per l’utilizzo tecnologico. E poi troviamo dei contenitori: uno contiene i semi, un altro la segatura, il terzo contiene la cenere, che si ottiene dalla combustione, ed è affiancato da un pezzettino di carbone”. Tutte queste parti vengono indicate in un fogliettino conservato al centro di ogni libro, “nel foglio vi è la descrizione delle caratteristiche della specie, per esempio l’abete bianco, albero sempreverde di legno di qualità (Tommaso Anfodillo).
Il progetto Xilogenesi. Rete e programma
La Xiloteca è conservata dal Tesaf, Dipartimento Territorio e Sistemi Agro-Forestali, al Centro Studi per l’Ambiente Alpino di San Vito di Cadore.
Xilogenesi è un programma di valorizzazione della collezione attraverso l’arte contemporanea e un network culturale e territoriale. La Xiloteca viene restaurata.
Assai rilevante il contributo del CAM, Centro di Ateneo per i Musei dell’Università di Padova, anch’esso coinvolto nel progetto, nella fase iniziale di studio approfondito e ricerca sulle origini della Xiloteca, come nel lavoro volto alla sua tutela.
La riconsegna dei libri restaurati al Centro Studi per l’Ambiente Alpino è avvenuta a giugno 2025.
Una serie di nuovi libri prende la forma d’opere d’arte. Gli artisti, oltre quaranta, sono stati coinvolti da Dolomiti Contemporanee. Tra giugno 2025 e giugno 2026, si realizzano mostre, presentazioni, edizioni.
Le specie incluse nella collezione originale della Xiloteca
In origine, la Xiloteca di Eugenio Trevisan comprendeva cento specie forestali. In seguito ad alcune vicissitudini storiche, quarantaquattro esemplari sono andati perduti. Si tratta di piccoli libri lignei, della misura di 19×12.5×3.5 centimetri. Ogni libro è un piccolo scrigno a due ante. La costa (dorso), è realizzata con la corteccia dell’albero. Su di essa sono riportati il nome in latino e il nome scientifico della specie. E’ disponibile la lista completa degli esemplari superstiti.
Il restauro della Xiloteca
La prima fase di Xilogenesi ha condotto al restauro degli esemplari originali da parte dell’Università degli Studi di Padova. Il programma di restauro conservativo, Ri-legature in legno – Wood-bindings, è stato completato a maggio 2025. I libri sono stati prelevati dalla restauratrice, la dott.ssa Stefania Sartori, e trasferiti in laboratorio per l’esecuzione del trattamento anossico e degli altri interventi. La riconsegna dei libri al Centro Studi Ambiente Alpino è avvenuta a giugno 2025.
L’arte contemporanea: aggiornamento creativo della collezione
La collezione, oltre a venire restaurata, si aggiorna: per questo il progetto s’intitola Xilogenesi.
Patrimonio della storia, essa si proietta e radica nel futuro.
Una serie di nuovi libri, nella forma di opere d’arte, vengono realizzati da alcuni artisti selezionati da Dolomiti Contemporanee.
I primi artisti coinvolti sono: David Casini, Kristian Sturi, Giuseppe Vigolo. Ognuno di loro ha sviluppato un progetto, che ha condotto alla realizzazione di un’opera d’arte. Si tratta di tre installazioni, realizzate con materiali differenti, che trovano posto nelle prime tre mostre in programma.
Un quarto progetto viene sviluppato insieme all’artista Ariel Bacchetti. Si tratta di una raccolta di quarantaquattro disegni, in formato A4, ognuno dei quali è stato realizzato da un artista differente. Ogni artista ha selezionato una specie forestale, lavorando poi, a partire da questo specifico soggetto, attraverso la propria libera immaginazione pittorica.
I quarantaquattro disegni vengono presentati all’interno di una custodia lignea, ideata da Italo Pradella, responsabile del Laboratorio di falegnameria del Liceo Artistico di Cortina d’Ampezzo, insieme agli stessi studenti del Liceo. Un’interazione questa legata al tema della formazione didattica, alla quale Dolomiti Contemporanee attribuisce grande importanza, che amplia ulteriormente la rete culturale e territoriale del progetto Xilogenesi.
prometheus_open food lab in Xilogenesi: una ricerca sul potenziale edibile di alcune specie forestali a partire da quelle alpine.
In occasione dell’opening patavino (26 settembre 2025) prometheus_open food lab proporrà un evento edibile performativo legato ad alcune delle specie arboree già presenti nello Xilario di Eugenio Trevisan.
prometheus_open food lab è un laboratorio di ricerca sull’edibile in ambienti remoti, ideato e curato dallo chef-designer Lorenzo Barbasetti di Prun con lo scopo di ripristinare il ruolo ecologico delle attività umane nel paesaggio. Fondato nel 2017 tra Borca di Cadore e Londra, ha sede principale nell’ex Villaggio ENI da dove esplora il cibo come strumento culturale di interpretazione e trasformazione del paesaggio in stretta collaborazione con Dolomiti Contemporanee.
La proposta di nuovi ingredienti nel patrimonio linguistico della gastronomia è lavoro principalmente culturale di educazione del gusto e prima ancora di assimilazione, ovvero di riconoscimento dell’alimento alieno come compatibile con sè.
Per l’incontro all’Orto botanico Prometheus si concentrerà su un singolo ingrediente: il sorbo dell’uccellatore. Rosacea, parente prossima delle mele di cui il frutto ricorda una riproduzione in scala ridotta e moltiplicata nel numero. Il sorbo è stato usato per secoli con molteplici applicazioni prima di cadere in disgrazia. In questi giorni sta maturando sugli alberi delle Dolomiti una quantità di frutti arancio-rossi come non si vedeva da tempo. Proveremo a portarne il sapore complesso, antico e contemporaneo, con un gioco, uno scherzo, un vizio nell’ottocentesca aula di botanica dell’Orto botanico di Padova. Una gemma, compressa, capsula, caramella: parte medicina, parte capriccio, espediente dell’esplorazione del paesaggio.
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Rete e partners: Comune di Perarolo di Cadore, Comune di Borca di Cadore, Comune di San Vito di Cadore, TESAF Dipartimento Territorio e Sistemi Agro-Forestali dell’Università degli Studi di Padova, Centro Studi per l’Ambiente Alpino Lucio Susmel di San Vito di Cadore, Progettoborca, CAM Centro di Ateneo per i Musei dell’Università di Padova, Orto botanico dell’Università di Padova, Liceo Artistico di Cortina d’Ampezzo.
Proloco Perarolo di Cadore, gli abitanti e i volontari di Perarolo, Artecos, DB Group, Vigne Salse, Vini Biasiotto, Panificio Marcon, Azienda Agricola Sanwido, Unterberger Bechèr, tutta la rete DC.
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INFO:
www.xilogenesi.net
www.dolomiticontemporanee.net
science4all.it/xilogenesi per prenotare la presenza all’evento di inaugurazione
info@xilogenesi.net – press@xilogenesi.net
info@dolomiticontemporanee.net – press@dolomiticontemporanee.net
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27 September 2025/6 January 2026 – third exhibition of the XILOGENESI project at the Botanical Garden of Padua
Xilogenesi is a scientific, cultural and artistic project aimed at promoting and communicating Eugenio Trevisan’s nineteenth-century Xylotheque.
It is being implemented thanks to a territorial and cultural network, launched through the collaboration between Dolomiti Contemporanee and Tesaf, the Department of Land and Agro-Forestry Systems of the University of Padua, the Lucio Susmel Centre for Alpine Environment Studies in San Vito di Cadore, and CAM, the University Centre for Museums of the University of Padua.
With over 40 artists involved and three exhibitions between June 2025 and January 2026.
After the first two exhibitions, held at the former railway station in Borca di Cadore and in the greenhouse of Palazzo Lazzaris in Perarolo di Cadore between June and August 2025, Eugenio Trevisan’s Xiloteca returns to where it was created in the mid-19th century: in Padua, this time at the Botanical Museum of the Botanical Garden, where it will remain open and accessible to visitors until 6 January 2025.
Xilogenesi
Eugenio Trevisan’s collection of wooden books
From the nineteenth century to the present day
History, restoration, contemporary art
Padua Botanical Garden, Botanical Museum
Via Orto Botanico 15, Padua
From 27 September 2025 to 6 January 2026
Opening Friday 26 September at 6 p.m.
Opening dates and times: Tuesday to Sunday and public holidays, according to the opening hours of the Botanical Garden.
September: 10 a.m. to 7 p.m. (last admission at 6.15 p.m.).
October (until the 24th): 10 a.m. to 6 p.m. (last admission at 5.15 p.m.)
From Saturday, 25th October to January: 10 a.m. to 5 p.m. (last admission at 4.15 p.m.).
For more information on access and admission fees, visit ortobotanico1545.it
During Science4All, the University of Padua’s science festival scheduled from 26 to 28 September, admission to the Botanical Garden and the exhibition is free.
Artists: Ariele Bacchetti, Grazia Bacchetti, Mattia Barbieri, Lorenzo Barbasetti di Prun, Francesco Battistello, Giulia Maria Belli, Simone Carraro, David Casini, Jonathan Colombo, Elena De Angeli, Eliane Diur, Greta Fabrizio, Bruno Fantelli, Anna Furlan, Leonardo Furlan, Riccardo Giacomini, Agnese Guido, Sofia Izmailova, Megan Littlewood, Riccardo Lodi, Gabriele Longega, Anna Marzuttini, Marco Mastropieri, Alice Mazzer, Alessandro Pagani, Sebastiano Pallavisini, Chiara Peruch, Francesca Pieropan, Beatrice Pistolesi, Italo Pradella, Francesca Rinaldi, Francesco Ronchi, Bianca Francesca Serafin, Giacomo Silva, Alan Silvestri, Martin Schuster, Kristian Sturi, Tuorlo, Tommaso Viccaro, Giuseppe Vigolo, Sebastiano Zafonte, Rebecca Zen.
The 2025/2026 exhibitions
Three exhibitions, to be held between June 2025 and January 2026, will showcase the Xilogenesi project. The artists’ works will be displayed in Padua alongside four of the original specimens from the Xiloteca. All other original specimens (52 wooden books) will remain at the Alpine Environment Study Centre in San Vito di Cadore for conservation reasons. It is possible to book a visit to the Study Centre on dates and at times to be determined, depending on the availability of the Centre’s staff (for information, please write to info@dolomiticontemporanee.net).
The three exhibitions will be held in Borca di Cadore (Bagagliera former railway station, June 2025), Perarolo di Cadore (Serra di Palazzo Lazzaris, August 2025), and at the Botanical Garden of Padua, in the Botanical Museum (September 2024/January 2025).
The Botanical Garden of Padua is the oldest university botanical garden in the world and has been a UNESCO World Heritage Site since 1997 because “it is the origin of all botanical gardens in the world and represents the cradle of science, scientific exchange and understanding of the relationship between nature and culture”. Located in its original site since 1545, it has a distinctive square shape inscribed within a circle. Its ancient garden, the Garden of Biodiversity and the Botanical Museum allow visitors to travel among 6,000 plants, spanning five centuries of history and five continents.
The Botanical Museum, inaugurated in 2023 and home to the exhibition, enriches the visitor experience with an exhibition itinerary that intertwines history, science and culture. It allows visitors to discover the botanical and medical heritage of the University of Padua, with herbariums, artefacts, instruments and rare books that recount almost five centuries of research and highlight the role of the Botanical Garden as a place of exchange, experimentation and knowledge.
The inauguration of the Xilogenesi exhibition at the Botanical Museum will take place on Friday 26 September at 6 p.m. and is included in the programme of Science4All, the University of Padua’s science festival running from 26 to 28 September, aimed at the general public and schools with the aim of communicating science in a simple and engaging way to everyone.
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The Xilogenesi project is an exemplary opportunity to promote Eugenio Trevisan’s extraordinary Xiloteca, a forestry botany library preserved by TESAF, the Department of Land and Agro-Forestry Systems of the University of Padua at the Lucio Susmel Alpine Environment Study Centre in San Vito di Cadore.
Xilogenesi curates, promotes and renews this unique collection of wooden books, created with exceptional skill in the mid-19th century by Eugenio Trevisan, connecting aspects of scientific and ecological study and research, cultural and artistic renewal, promotion and communication, building an interdisciplinary programme.
The heterogeneous network that develops the project, which is constantly expanding according to a principle of cultural biodiversity, currently includes, in addition to TESAF, CAM, the University Centre for Museums of the University of Padua, Dolomiti Contemporanee and Progettoborca, the municipalities of Borca di Cadore, San Vito di Cadore, Perarolo di Cadore, and the Botanical Museum of the Botanical Garden of Padua.
The Xilogenesi project was launched thanks to the MiC’s Borghi Call for Proposals, focused on ‘the regeneration of small cultural sites, cultural and rural heritage…’ and the “attractiveness of historic villages”. The Municipality of Borca di Cadore was awarded the grant in 2022, with a general project linked to the themes of territory and regeneration, called “Culturally-based regeneration with Dolomiti Contemporanee”, which is also determined through dissemination and territorial participation. This open approach has enabled the establishment of an essential relationship between the municipalities of Borca and San Vito di Cadore, implemented by TESAF and Dolomiti Contemporanee, interconnected territorial activators.
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Eugenio Trevisan’s Xylotheque.
Eugenio Trevisan’s Xylotheque is a collection of wooden books, created in the 19th century, owned by the University of Padua. It is preserved by Tesaf, the Department of Land and Agro-Forestry Systems, at the Lucio Susmel Alpine Environment Study Centre in San Vito di Cadore.
These small, extraordinary wooden volumes, created with masterful craftsmanship and artistry, display and describe in minute detail every species collected in its entirety. The Xylotheque, in its original configuration, consisted of a collection of one hundred wooden specimens, each dedicated to a different forest species. These are small wooden books, each measuring 19×12.5×3.5 centimetres. The spine is made from the bark of the tree. The Latin name and scientific name of the species are written on the spine. The book is a small chest with two doors.
Once opened, it reveals its contents, masterfully organised through exquisite craftsmanship. Inside, small drawers house each part of the plant.
[…] A twig, to which a cross-section is also added, a seedling, i.e. the small plant, the flower, the root, again with a cross-section, and a block of wood for technological use. And then there are containers: one contains seeds, another sawdust, the third contains ash, which is obtained from combustion, and is flanked by a small piece of charcoal’. All these parts are indicated on a small sheet kept in the centre of each book, ‘the sheet contains a description of the characteristics of the species, for example the silver fir, an evergreen tree with high-quality wood (Tommaso Anfodillo).
The Xilogenesi project. Network and programme.
The Xylotheque is preserved by Tesaf, Department of Territory and Agro-Forestry Systems, at the Alpine Environment Study Centre in San Vito di Cadore. Xilogenesi is a programme to promote the collection through contemporary art and a cultural and territorial network. The Xylotheque is being restored.
The contribution of CAM is very significant, also involved in the project, in the initial phase of in-depth study and research into the origins of the Xiloteca, as well as in the work aimed at its preservation.
The restored books were returned to the Alpine Environment Study Centre in June 2025.
A series of new books takes the form of works of art. Over forty artists were involved by Dolomiti Contemporanee. Between June 2025 and June 2026, exhibitions, presentations and publications were organised.
The species included in the original Xiloteca collection.
Originally, Eugenio Trevisan’s Xiloteca included one hundred forest species. Following a number of historical vicissitudes, forty-four specimens were lost. These are small wooden books, measuring 19×12.5×3.5 centimetres. Each book is a small two-door chest. The spine is made from tree bark. The Latin name and scientific name of the species are written on it. A complete list of the surviving specimens is available.
The restoration of the Xylotheque.
The first phase of Xylogenesis led to the restoration of the original specimens by the University of Padua. The conservative restoration programme, Wood-bindings, was completed in May 2025. The books were collected by the restorer, Dr. Stefania Sartori, and transferred to the laboratory for anoxic treatment and other interventions. The books were returned to the Alpine Environment Study Centre in June 2025.
Contemporary art: creative updating of the collection.
In addition to being restored, the collection is being updated: this is why the project is called Xilogenesi. A heritage of history, it projects itself and takes root in the future.
A series of new books, in the form of works of art, are being created by a number of artists selected by Dolomiti Contemporanee. The first artists involved are: David Casini, Kristian Sturi and Giuseppe Vigolo. Each of them has developed a project, which has led to the creation of a work of art. These are three installations, made with different materials, which will be featured in the first three exhibitions in the programme.
A fourth project is being developed in collaboration with artist Ariele Bacchetti. It consists of a collection of forty-four drawings, in A4 format, each created by a different artist. Each artist selected a forest species and then worked on this specific subject, drawing on their own pictorial imagination.
The complete list of artists currently involved in Xilogenesi:
Ariele Bacchetti, Grazia Bacchetti, Mattia Barbieri, Lorenzo Barbasetti di Prun, Francesco Battistello, Giulia Maria Belli, David Casini, Simone Carraro, Jonathan Colombo, Elena De Angeli, Eliane Diur, Greta Fabrizio, Bruno Fantelli, Anna Furlan, Leonardo Furlan, Riccardo Giacomini, Agnese Guido, Sofia Izmailova, Megan Littlewood, Riccardo Lodi, Gabriele Longega, Anna Marzuttini, Marco Mastropieri, Alice Mazzer, Alessandro Pagani, Sebastiano Pallavisini, Chiara Peruch, Francesca Pieropan, Beatrice Pistolesi, Italo Pradella, Francesca Rinaldi, Francesco Ronchi, Bianca Francesca Serafin, Giacomo Silva, Alan Silvestri, Martin Schuster Frimiana, Kristian Sturi, Tuorlo, Tommaso Viccaro, Giuseppe Vigolo, Sebastiano Zafonte, Rebecca Zen.
The forty-four drawings have been collected in a wooden case (made of Swiss pine), designed by Italo Pradella, head of the carpentry workshop at the Art School in Cortina d’Ampezzo, together with the students of the school themselves. Some of the drawings are presented here in a display case. This interaction is linked to the theme of educational training, to which Dolomiti Contemporanee attaches great importance, further expanding the cultural and territorial network of the Xilogenesi project.
Prometheus_Open Food Lab in Xilogenesi: research into the edible potential of certain forest species, starting with those found in the Alps.
On the occasion of the opening in Padua (26 September 2025), Prometheus Open Food Lab will offer an edible performance event linked to some of the tree species already present in Eugenio Trevisan’s Xilario.
Prometheus_Open Food Lab is a research laboratory on edible foods in remote environments, conceived and curated by chef-designer Lorenzo Barbasetti of Prun with the aim of restoring the ecological role of human activities in the landscape. Founded in 2017 between Borca di Cadore and London, it is based in the former ENI Village, from where it explores food as a cultural tool for interpreting and transforming the landscape in close collaboration with Dolomiti Contemporanee.
The introduction of new ingredients into the linguistic heritage of gastronomy is primarily a cultural endeavour involving taste education and, even before that, assimilation, or rather the recognition of unfamiliar foods as compatible with one’s own.
For the meeting at the Prometheus Botanical Garden, Prometheus will focus on a single ingredient: the bird cherry. Rosacea, a close relative of apples, whose fruit resembles a smaller-scale reproduction multiplied in number. The rowan has been used for centuries in a variety of applications before falling out of favour. These days, a quantity of orange-red fruits is ripening on the trees of the Dolomites, the likes of which have not been seen for some time. We will try to bring its complex, ancient and contemporary flavour to life with a game, a joke, a vice in the nineteenth-century botany classroom of the Padua Botanical Garden. A gem, a compress, a capsule, a sweet: part medicine, part whim, a device for exploring the landscape.
Network and partners: Municipality of Perarolo di Cadore, Municipality of Borca di Cadore, Municipality of San Vito di Cadore, TESAF Department of Land and Agro-Forestry Systems of the University of Padua, Lucio Susmel Centre for Alpine Environment Studies in San Vito di Cadore, Progettoborca, CAM University Centre for Museums of the University of Padua, Botanical Garden of the University of Padua, Art School of Cortina d’Ampezzo.
Proloco Perarolo di Cadore, the inhabitants and volunteers of Perarolo, Artecos, DB Group, Vigne Salse, Vini Biasiotto, Panificio Marcon, Azienda Agricola Sanwido, Unterberger Bechèr, the entire DC network.
INFO:
https://science4all.it/attivita/presentazione-xilogenesi per prenotare la presenza all’evento di inaugurazione
info@xilogenesi.net – press@xilogenesi.net
info@dolomiticontemporanee.net – press@dolomiticontemporanee.net
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- Germano Gambi – Monti e Boschi, bimestrale di tecnica agraria e forestale e di vita montana – 1969
- Franco Viola – Atti e Memorie dell’Accademia Galileiana di Scienze, Lettere ed Arti in Padova – 2022
Xilogenesi a Perarolo - Servizio Telebelluno 18 agosto 2025

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L’emittente locale Telebelluno si è occupata della seconda mostra del primo ciclo espositivo di Xilogenesi, allestita a Perarolo di Cadore dall’8 al 31 agosto 2025.
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8 agosto 2025 – Inaugurata la seconda mostra di Xilogenesi, nella Serra di Palazzo Lazzaris a Perarolo di Cadore

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E dunque: sabato scorso 8 agosto 2025 abbiamo inaugurato la seconda mostra di Xilogenesi a Perarolo, nella Serra del Giardino di Palazzo Lazzaris: che maraviglia.
Qua, nelle foto di Teresa De Toni, vedete, e magari percepite pure, qualcosa del clima e dell’atmosfera straordinari che si son generati in quella serata bellissima assai sensibile, raddolcita da Prometheus Open Food Lab con un gelato xilogenetico* servito al crepuscolo tra le eclettiche strutture ottocentesche del Giuardino.
Son venute quasi ottanta persone: il paese era aperto tutto, una confluenza di storie in moto (non storie inchiodate al passato), legate al legno, e alla socialità della cultura, dei territori, dell’arte, del pensiero e della pratica connettiva, e così via.
Xilogenesi oramai sapete cos’è: un programma intelligente, costruttivo e creativo, che sviluppa reti mentre valorizza la preziosa Xiloteca di Eugenio Trevisan, rigenerandola attraverso il Contemporaneo, che non è un compendio marginale, ma un’integrazione critica, e plastica, funzionale, e un’intenzione intellettuale.
Il paese di Perarolo invece forse non lo conoscete ancora: va conosciuto, siete invitati.
Molte le storie, le radici di terra e d’acqua, di legno, di ferro, di commerci e d’industria, qui eccezionali: i Cidoli e le taje da cui le gran ricchezze cadorine e serenissime; la Regina Margherita di Savoia; la Val Montina e Dubiea; la Chiesa di legno (la Parrocchiale di San Nicolò), detta al Tabià de Legn, al Tabiaron o Tabianon, e le architetture regie; i due fiumi e la frana; una concentrazione di stratificazioni culturali e storiche impressionante e fertilissime, superlimo, che conosciamo a tempo, e che continuiamo ad esplorare: a fondo, per riaffiorarle, espandendole.
Sabato quindi abbiamo aperto la mostra alla Serra, e ieri e oggi è venuta molta gente e altra ne viene, qui è splendido, un brulichio, si parla molto, si incrociano le genti.
I volontari ci coadiuvano: il paese è nella mostra che è nel paese: Grazie ad Alida Serafin e ad Emanuele Maierotti che li han coinvolti insieme e noi, son le colonne, li vedrete ritratti a fil di colonna (Castellavazzo).
Che poi tutte ste genti passanti vanno anche a Casso, dove è aperta la mostra Detriti Frammenti Schegge Brecce, e a Corte di Cadore, dove ferve e freme il nerbo della residenza di Progettoborca, una catena dell’alimentazione culturale, e questa triangolazione tra queste stazioni/campi base nutre ogni cosa e muove il territorio, questo moto di presenza fa le mostre e le persone e gli artisti incrociano in ogni dove, scoprono imparano introiettano e collaborano e restituiscono: in presa reale, e nei processi che si innescano e avviano.
Sabato un’altra triangolazione tematica, natural-culturale, indispensabile, si è concretizzata a Perarolo, Ponteporto, Catubrium: compresenza e intersecazioni; Tre Radici del Legno; il Museo del Cidolo e del Legname (1) ha prolungato la sua apertura, e gli artisti DC hanno potuto visitarlo amichevolmente: grazie Annamaria e tutti i ragazzi di Trame di Storia.
Alle 19.00 Giancarlo ha aperto il Tabiaron, e tutti han potuto visitare la Parrocchiale di Legno (2), introdotti da Elena Maierotti. L’ultima volta che eravamo entrati qui, pochi mesi fa, è stato per salutare Elda Capocasata Burrei, ieri a Dubiea prima Messa di San’Osvaldo senza di lei, sempre con noi. (3): Xilogenesi.
Nell’accogliere la schiera dei convenuti all’inaugurazione, insieme a Gianluca D’Incà levis ha parlato Tommaso Anfodillo, direttore del Centro Studi per l’Ambiente Alpino di San Vito di Cadore, primissimo promotore di Xilogenesi insieme a DC, al Tesaf, all’Università degli Studi di Padova, ai Comuni di Borca e San Vito di Cadore. Ha parlato Gabriele Kratter, giovane rappresentante dell’amministrazione comunale, che ci ha accolti gentilmente e ha una visione, e questo ci muove a sorriso, e vedremo come sviluppare questa relazione bella. Ringraziamo anche l’Assessore Nadia Boni, che ci agevolato nelle scorse settimane, e Christian, che ha fatto lo stesso. Ha parlato Annamaria Canepa, che ci ha introdotto ai luoghi di Margherita e al Museo del Cidolo, che campeggia qui di fronte alla Serra di Palazzo Lazzaris, in questo vividissimo paesaggio storico sussurrato dalle acque, dove i boschi e le crode corniciano alti gli stucchi palazzi.
Finiti i gelati e i vini prometeici, altri saluti al Covo dei Zater, poi tutti partiti per le destinazioni, negli elettrici filamenti notturni e freschi, Xilogenesi va.
Poi andiamo in Carsiè a vedere la vecchia roggia riemersa.
*Gelato di latte e yogurt di capra, infuso con resine di abete rosso e larice variegatura di cenere di abete rosso, confettura di corniole sotto spirito, di Mauro Olivotto.
Gelato realizzato dall’azienda agricola Sanwido di San Vito di Cadore su ricetta realizzata in collaborazione con Ludovica Menardi.
Foto: Teresa De Toni
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Xilogenesi a Perarolo di Cadore - Serra giardino di Palazzo Lazzaris - 8/31 Agosto 2025
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Inaugura a Perarolo di Cadore nella Serra del giardino di Palazzo Lazzaris la seconda mostra del ciclo Xilogenesi, che rimarrà aperta dall’8 al 31 agosto 2025.
Vi aspettiamo venerdì 8 agosto 2025, alle ore 17.00.
Gli orari della mostra sono: dal venerdì alla domenica di agosto: 10.30-18.30
Vi ricordiamo che gli esemplari originali sono conservati presso il Centro Studi per l’Ambiente Alpino di San Vito di Cadore, per visitare la sede è necessario inviare una mail a info@xilogenesi.net o contattare direttamente la sede.
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Quissotto: le ampie vetrate della Serra del giardino di Palazzo Lazzaris a Perarolo, con il retro della Chiesa parrocchiale di San Nicolò sulla destra. Foto Teresa De Toni / Here: the large windows of the greenhouse in the garden of Palazzo Lazzaris in Perarolo, with the rear of the parish church of San Nicolò on the right. Photo by Teresa De Toni

The second exhibition in the Xilogenesi cycle opens in Perarolo di Cadore in the greenhouse of Palazzo Lazzaris and will remain open from 8 to 31 August 2025.
We look forward to seeing you on Friday 8 August at 5 p.m.
The exhibition opening hours are: Friday to Sunday: 10.30 a.m. to 6.30 p.m.
Please note that the original books are kept at the Centro Studi per l’Ambiente Alpino (Centre for Alpine Environment Studies) in San Vito di Cadore. To visit the centre, please send an email to info@xilogenesi.net or contact the centre directly.

Perarolo di Cadore, la vista dalla Serra. In primo piano al centro il Museo del Cidolo e del Legname, ospitato nella Casa dei Trofei, piccolo palazzo ottocentesco caratterizzato da stucchi di ottima fattura. Qui soggiornò, all’inizio degli anni ’80 del XIX secolo, la Regina Margherita di Savoja. Foto Teresa De Toni / Perarolo di Cadore, view from Serra. In the foreground, centre, is the Museum of Woodworking and Timber, housed in the Casa dei Trofei, a small 19th-century building characterised by its exquisite stucco work. Queen Margherita of Savoy stayed here in the early 1880s. Photo by Teresa De Toni.
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