Xilogenesi – Il libro
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A giugno 2026 Dolomiti Contemporanee ha pubblicato il libro Xilogenesi – La xiloteca di Eugenio Trevisan dal XIX secolo ad oggi. Una biblioteca di botanica forestale: conservazione e rinnovazione contemporanea, che racconta e illustra il progetto eponimo.
Xilogenesi è un programma nato nel 2024, che ha portato alla riscoperta, al restauro e all’espansione contemporanea della Xiloteca di Eugenio Trevisan, straordinaria collezione di libri oin legno già patrimonio dell’Università degli Studi di Padova, conservata presso il Centro Studi per l’Ambiente Alpino di San Vito di Cadore, sede del Dipartimento Tesaf, con cui DC collabora dal 2018.
Nel 2025, abbiamo realizzato tre mostre su Xilogenesi, e messo online il website dedicato, www.xilogenesi.net.
E quindi, lo scorso giugno, a chiusura della prima fase di ricerca, abbiamo restituito questo grande lavoro nel presente volume, che è stato curato in particolare da Teresa de Toni.
Esso raccoglie una serie di testi introduttivi ed a commento (Tommaso Anfodillo, Gianluca D’Incà Levis, Isabella Colpo, Elena Canadelli, Teresa De Toni, Stefania Sartori, David Casini, Kristian Sturi, Giuseppe Vigolo, Ariele Bacchetti, Lorenzo Barbasetti di Prun).
Caratteristiche del libro:
Fotografie: Teresa De Toni
Layout e art direction: Plissè Studio
Tipografia: Cako (VJ-Type), Roboto
Carta: Gmund Wood Panga Solid/ Gmund Bio Cycle Chlorophyll, Fedrigoni Arena Rough Natural, Cordenons Flora Giglio
Copertina: stampa a secco
pp. 150
Stampato a Milano da Gida s.r.l.
maggio 2026
Il libro, realizzato grazie al Bando Borgni PNNR Borca di Cadore, è particolarmente accurato e prezioso. Esso è disponibile nelle sedi DC, nei giorni grangiulivi, ed esclusivamente a fronte di manifestazioni di interesse e attenzione adeguati, ovvero tali da consentire la realizzazione di altri progetti simili e altrettanto impavidi, per impegno e qualità e rigoglio florito.
Lo metteremo anche online, nella versione italiana e inglese, su issue o qualcosa del genere, prima o poi, forse, credo.
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Dall’introduzione di Tommaso Anfodillo, Dipartimento TESAF e coordinatore del centro Studi per l’Ambiente Alpino di San Vito di Cadore:
Generare futuro dal legno. La xiloteca del Centro Studi tra storia e progetti.
Questo volume raccoglie le attività svolte nell’ambito di un progetto di restauro, di rigenerazione e di promozione culturale di un patrimonio scientifico-didattico rimasto “silente” per oltre mezzo secolo. Mi riferisco alla collezione di libri in legno custoditi presso il Centro Studi per l’Ambiente Alpino dell’Università di Padova, Dip. TESAF, a San Vito di Cadore. In questo Centro, negli anni ’60 del secolo scorso, sono stati collocati 56 esemplari di manufatti in legno simili a libri, ognuno costituito esclusivamente dal legno di una particolare specie. (…) Altrettanto misteriosa rimaneva l’identità dell’autore di una collezione così mirabile. Accanto alla bacheca di vetro si trovava esposto un cartello con la scritta Xiloteca di Pietro Arduino. Nessuno, in realtà, era sicuro che fosse effettivamente opera del fondatore dell’agricoltura sperimentale in Europa, ma l’accuratezza e la bellezza dei manufatti erano tali da rendere quasi spontanea l’associazione con uno dei più grandi studiosi della disciplina, un botanico che tenne corrispondenza perfino con Linneo (Zanetti, 1996). Per oltre 50 anni la xiloteca è rimasta così depositata presso il Centro Studi di San Vito, disturbata solo da qualche rispettosa osservazione. (…) La collezione ha però assunto anche un’altra, importantissima funzione: ha costituito il “seme” generativo di una straordinaria attività creativa di un gruppo di giovani artisti selezionato e coordinato da Dolomiti Contemporanee. Un’attività che ha coinvolto oltre 50 artisti e ha permesso di proiettare la xiloteca nel futuro (…).
Dal saggio di Isabella Colpo, Direttrice del Centro di Ateneo per i direttrice CAM Centro di Ateneo per i Musi Unipd:
Le collezioni del CAM, Centro di Ateneo per i Musei dell’Università di Padova.
(…) Ma c’è di più: in virtù della loro storicità, questi oggetti sono oggi a tutti gli effetti da considerarsi beni culturali ai sensi del Codice dei beni culturali e del paesaggio (D.Lgs. n. 42 del 22 gennaio 2004) e come tali devono sottostare a tutte le prescrizioni a norma di legge, atte a garantirne la migliore conservazione e tutela, ma sono anche meritevoli
di un’attenta valorizzazione al pubblico più vasto. Proprio quest’ultimo aspetto permette di dare nuova funzione e nuovi destinatari alle narrazioni che ciascun oggetto racchiude in sé: rivolgendosi a soggetti altri, il racconto della scienza acquisisce nuovi linguaggi che si moltiplicano e si adattano alla maturità di ogni destinatario, alle differenti sensibilità, alle tante culture, fino a coinvolgere il pubblico stesso nella co-creazione di nuovi valori, in un approccio partecipativo di ri-generazione culturale nel quale le collezioni universitarie (abbandonato definitivamente lo statuto di Gabinetti delle scienze) sono fulcro di un dialogo che ha infinite potenzialità. La raccolta di libri di legno di Eugenio Trevisan è emblematica di questo percorso, che nasce nelle aule dell’insegnamento universitario (o meglio, dalle mani di un abile giardiniere) e ha trovato in questi ultimi anni nuova espressione nel dialogo che Xilogenesi ha saputo instaurare con il presente e le future generazioni. (…)
Dal saggio di Teresa De Toni, fotografa e curatrice:
Xiloteca e Xilogenesi, documentazione e comunicazione del progetto.
(…) Anche il progetto grafico e la comunicazione del progetto si basano su una ricerca iconografica coerente con i temi della botanica e con la rappresentazione scientifica delle specie
vegetali. Tra gli spunti utilizzati vi sono le immagini tratte dal lavoro da Anna Atkins realizzato con la tecnica della cianotipia: British Algae: Cyanotype Impressions (1843) e Cyanotypes of British and Foreign Ferns (1853). Anche la simmetria e la pulizia compositiva di piante e fiori immortalati da Karl Blossfeldt in Urformen der Kunst (1928) sono state utilizzate nella costruzione grafica. Dalla convergenza di questi due linguaggi, il monocromatismo di Anna Atkins e l’impianto compositivo classico di Karl Blossfeldt, si è giunti ad una sintesi formale, concretizzatasi nei tre glifi impiegati per le prime mostre del progetto. (…) Questa sintesi visiva si configura come un processo di condensazione formale che genera un sistema di segni grafici sovrapposti e stratificati, caratterizzati da una forte componente cromatica. Le forme elementari richiamano, per affinità visiva, alcune soluzioni adottate da Henri Matisse nei papiers découpés del libro d’artista Jazz, realizzato fra il 1944 e il 1947. L’insieme dei glifi forma un alfabeto visivo, un sistema coerente, in cui la somiglianza con il carattere fauve dell’opera di Matisse emerge attraverso l’uso di forme sintetiche e colori accesi. (…)
Da uno dei testi in volume di Gianluca D’Incà Levis, allibratore di Dolomiti Contemporanee:
Xilogenesi, l’arte contemporanea come costrutto d’architettura espansiva del bene indagato.
Tra i contributi portati a Xilogenesi da parte di Dolomiti Contemporanee, vi è la selezione degli artisti, grazie ai quali si è potuta aggiornare, aumentare, trasformare, la collezione straordinaria della biblioteca di botanica forestale costituita dalla xiloteca di Eugenio Trevisan, conducendola nel presente e proiettandola nella contemporaneità, ovvero in un tempo presente critico, culturalmente consapevole e responsabile, che allo studio storico e alle azioni volte alla conservazione della collezione stessa accompagna le intuizioni della cura, dell’ingegno e dell’immaginazione rinnovativa proprie dell’arte, che non consiste dunque affatto, per noi, in uno strumento decorativo o palliativo o in un orpello marginale o secondario o in un complemento d’arredo estetico specifico a talvolta criptico, ma, al contrario, in una fase costruttiva ri-strutturante dell’idea e del senso intero della cosa, una fase poietica ed espansiva della ricerca, necessaria, che vuole e sa comunicare il valore della cosa stessa aumentandolo del costrutto di pensiero dell’autore che di volta in volta se ne occupa, e che porta a generare visioni ulteriori, amplificanti,organiche e coesive, che ampliano lo spettro dell’oggetto medesimo el’accrescono, sottraendolo all’isolamento egoico della sua specificità tematica, scientifica e divulgativa (ecologia, studio, didattica), per offrirlo al mondo secondo una prospettiva più ampia e aperta e variegata ed espansiva (red shift) e interdisciplinare. Così pensando e così facendo, la xiloteca si arricchisce di altre interfacce significative, e l’intero progetto di Xilogenesi viene a manifestarsi come un programma vivo, di arricchimento e rigenerazione rinnovativa del nocciolo originario, secondo una visione di eterogeneità integrata, proiettiva, capace di intercettare altre tipologie d’attenzione, di captare
e incontrare altre sensibilità. L’arte contemporanea dunque non è affatto un mero strumento di comunicazione dei contenuti della xiloteca, ma un’area fertile del suo sviluppo aggiornato, un produttore di contenuto, una caldera rimescolante, (…)
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